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Routines e momenti di transizione: il cambio

Osservazioni e commenti a partire da un video

Miriam Rasse, psicologa direttrice dell’Associazione Pikler-Loczy Francia

A cura di Alide Tassinari

Il momento del cambio

La domanda che ci poniamo è quando passare dal fasciatoio a una soluzione con il tavolo basso.

È importante che il bambino partecipi rispondendo a quello che l’adulto chiede (es.: dammi il braccio, dammi la gamba ecc.), però non è sufficiente per lo sviluppo della autonomia. Quello che l’adulto deve fare è di incoraggiare il bambino non soltanto a rispondere alle sue richieste, ma a prendere delle iniziative, a iniziare delle cose autonomamente: Quello che è più difficile nello sviluppo dell’autonomia è che l’adulto segua le iniziative del bambino, modifichi il suo progetto per seguire l’interesse del bambino. Quando la bambina è seduta, lo abbiamo visto nel video, può esprimere molto meglio la sua volontà. Vorrei attirare l’attenzione su un piccolo particolare, che è una cosa che tutti facciamo: l’educatrice domanda alla bambina di sedersi o di distendersi ma poi l’educatrice non aspetta che lo faccia. Questo dell’aspettare è una cosa molto difficile; presuppone il fare una domanda al bambino e aspettare il tempo necessario per la risposta. Ci sono altri momenti, nel corso della sequenza, in cui l’educatrice lo fa bene. Fatte queste osservazioni, cosa pensate di proporre per il cambio di questa bambina?

Sarebbe importante che la bambina rimanesse in piedi per tutto il tempo, ma l’adulto deve ancora aiutare, e se il bambino è in piedi per terra diventa molto faticoso per l’adulto. Il tavolo da cambio, essendo più basso di un fasciatoio, permette al bambino di stare in piedi con un appoggio e all’adulto di stare comodo e non piegato in due, pur essendo a portata di sguardo. Ancora una volta constatiamo che se si guarda il bambino, questi ci da delle indicazioni circa ciò che è bene per lui.

Nel caso si possa disporre di un tavolo più basso vediamo ora quali sono i criteri che ci fanno dire che questa bambina è pronta per essere cambiata sul tavolo.

Se un bambino sta in piedi bene a lungo, se sa mettersi in piedi, è opportuno che passi a questo tavolo basso. Un bambino che viene lasciato libero, anche se non sa mettersi in piedi, si muove. Se un bambino è costretto in una posizione sdraiata, anche se per poco tempo, questo rende difficile la comunicazione con l’adulto. Anche sul fasciatoio, è necessario che il bambino sia libero di muoversi, nonostante fare il cambio in questo modo sia più difficile per l’adulto, però la comunicazione risulta essere migliore. Quindi per passare al tavolo basso il criterio fondamentale è che ci sia la capacità motoria del bambino, se sa stare in piedi, se ha un buon equilibrio. Prima che il bambino sia in grado di stare in piedi a lungo potrebbe rimanere in ginocchio anche sul fasciatoio però sarebbe necessario un appoggio per le mani. Ma quando si mette spesso in piedi e ha un buon equilibrio va passato sul tavolo basso.

Tunde (7 mesi)

Adesso vediamo un video girato a Lóczy. Ci sono varie sequenze di cambio a cominciare dal fasciatoio e poi sul tavolo basso. È una bambina che ha all’inizio sette mesi e con la quale è difficile entrare in comunicazione. Cosa fa l’adulto nel tentativo di andare incontro a questa bambina?

Quando va a prenderla nel box, l’educatrice aspetta che sia lei a venire. Avete visto come la prende in braccio, come la gira da supina a prona, molto delicatamente. All’inizio la bambina non guarda molto, anzi tende a distogliere lo sguardo e l’educatrice si avvicina con tutto il corpo, si china sul fasciatoio per incontrare lo sguardo della bambina. Fisicamente l’educatrice è molto vicina alla bambina. In seguito c’è un gioco con la medaglia dell’educatrice e la sequenza della bilancia. Il gioco è iniziato dalla bambina e l’educatrice sostiene questa iniziativa, anche se le dà un tempo non troppo lungo. L’educatrice riconosce quello che fa Tunde, si interessa a ciò che interessa a lei, non si aspetta semplicemente che Tunde risponda alle sue richieste.

È così che un bambino può sentirsi accettato e riconosciuto, perché quello che fa interessa l’adulto.

Se quello che fa interessa l’adulto, è importante per l’adulto, allora è lui stesso come persona a essere importante (“È” qualcuno). È così che il bambino costruisce la fiducia in se stesso e un’immagine positiva di sè. Nello stesso tempo però è l’adulto che tiene le redini della situazione: durante la sequenza del gioco con la medaglia e poi quando Tunde è sulla bilancia, è l’educatrice che dice alla bambina cosa deve fare, cioè togliere la mano, però non è lei che le porta via la mano dal rubinetto, le indica solo molto chiaramente cosa deve fare e lascia che sia Tunde a farlo. Questo è molto importante perché spesso succede che si chieda a un bambino che ha preso un oggetto di restituirlo, ma mentre si fa la richiesta lo si porta via.

Questo atteggiamento è molto importante anche per lo sviluppo sociale del bambino perché il bambino impara ad essere considerato e rispettato, ed è così che a sua volta, può rispettare e considerare gli altri. A Lóczy è molto sviluppato questo atteggiamento e se ne vede l’effetto sulle relazioni dei bambini tra loro: è raro che un bambino prenda un oggetto dalle mani di un altro, se lo vuole glielo domanda. Si possono ricavare molte indicazioni circa il modo in cui evolvono le relazioni sociali del bambino a partire dall’identificazione con ciò che l’adulto fa con lui.

Tornando a Tunde, nel momento in cui l’educatrice presta attenzione a ciò che la interessa, la bambina si anima. Se ci fosse stata indifferenza da parte dell’educatrice, forse Tunde avrebbe mantenuto quello sguardo severo, di distacco che aveva. Poi c’è il gioco con la scarpetta. È un’abitudine: Tunde gioca a togliete il piede e quando l’educatrice mostra la scarpetta, lei anticipa questo gioco, che è ormai un rituale iniziato dalla bambina. Mi viene in mente per associazione una sequenza che ho visto nel vostro video; forse l’educatrice si è resa conto che quando la bambina era distesa era meno vivace, quindi la stuzzica cercando di farla sorridere; è un riso provocato (un po’ forzato) dall’adulto.

Tunde a diciotto mesi

Di nuovo l’educatrice da spazio all’iniziativa di Tunde, senza però protrarre troppo i tempi.

Non è facile sapere quando esattamente interrompere il gioco, è importante però che il bambino non si senta fermato, interrotto, ma senta invece che il suo piacere è accettato. L’adulto ferma qualcosa (es. toccando i capelli), ma la bambina fa altre proposte, continua a prendere iniziative.

Il bambino sta costruendo qualcosa di molto importante attraverso questo scambio con l’educatrice, come la differenziazione tra sè e l’adulto (nel gioco del toccare i capelli la differenziazione tra “tuo” e “mio”). La bambina inoltre sta allargando la sfera dei suoi interessi: la sua attenzione non è solo orientata alla relazione con l’adulto, ma si estende anche agli altri bambini; è normale che a questa età un bambino sia ampiamente interessato dall’ambiente che lo circonda. Ciò si collega a quanto si diceva precedentemente a proposito della comunicazione visiva: più il bambino cresce meno ha bisogno di questo tipo di comunicazione. Comunicare è anche interessarsi alla stessa cosa, avere un interesse comune.

È un momento molto buono di scambio e di comunicazione tra l’adulto e Tunde. Avete visto la differenza di comportamento quando è stesa e quando è seduta? Quando è seduta può seguire quello che succede e quindi partecipare. È importante che il bambino partecipi rispondendo a quello che l’adulto chiede: “Dammi il braccio … Dammi la gamba” però per l’autonomia del bambino non è sufficiente. Quello che l’adulto deve fare non è solo di incoraggiare il bambino a seguire le sue richieste, ma a prendere delle iniziative. Quello che è più difficile è che l’adulto segua le iniziative del bambino, è l’adulto che modifica il suo comportamento per seguire le iniziative del bambino. Quando è seduta, Tunde può esprimere molto meglio la sua volontà. Vorrei richiamare l’attenzione su di una cosa che sicuramente fate anche voi, l’educatrice chiede alla bambina di sedersi o di distendersi ma non aspetta che la bambina lo faccia, la “aiuta”. È come se non fossimo sempre consapevoli che fare una domanda a un bambino implica aspettare la risposta. Ci sono altri momenti in cui la stessa educatrice lo sa fare bene, ma nel caso videoregistrato non succede così.

La situazione del cambio è più difficile per l’adulto rispetto a quella del pasto, perché durante il pasto il bambino esprime un bisogno, la fame, mentre all’adulto spetta il compito di assecondare il bisogno, seppure entro un quadro da lui stesso definito. Nel caso del cambio non sono così sicura che i bambini avvertano il bisogno di cambiare il pannolino e non è così scontato che il bambino collabori fin da principio perché l’adulto possa portare a termine il suo compito. Nel pasto è l’adulto che collabora con il bambino per rispondere al bisogno di mangiare; nel cambio è più facile arrivare rapidamente a sottomettere il bambino alla propria volontà.

Questa è una bambina ormai pronta per il cambio in piedi. È bene che il bambino sia in piedi ma non bisogna dimenticare che l’adulto va aiutato affinché possa avere una posizione più comoda, come con lo sgabello che viene usato a Lóczy. Si può usare un tavolo basso che ha un appoggio per il bambino ma che permette anche all’adulto un cambio più agevole. Ancora una volta osservando il bambino questi ci offre la possibilità di trovare una soluzione adatta per tutti e due. Quali sono i criteri che ci permettono di dire che è già pronto per il tavolo basso?

Se un bambino sta in piedi molto: penso che ai bambini non piaccia essere tenuti sdraiati quando sono in grado di stare in piedi a lungo. Un bambino libero di muoversi, anche quando non sa stare bene in equilibrio da solo si muove sul tavolo (ha infatti la possibilità di un appoggio). Se è costretto a una posizione sdraiata questo rende più difficile la comunicazione con l’adulto, quindi, anche sul tavolo di cambio, il bambino deve avere libertà di movimento: è più difficile per l’adulto cambiarlo, ma la comunicazione è migliore. Per passare al tavolo basso, il criterio principale è la capacità motoria del bambino, se sta spesso in piedi e se sa trovare un buon equilibrio.

A proposito dell’organizzazione dello spazio nel tavolo basso (la posizione dell’adulto) c’è qualcosa da dire?

La cosa interessante è che quando la bambina è seduta anche l’educatrice è seduta, quando si alza anche l’educatrice si alza e sono sempre allo stesso livello. Il tavolo basso è molto comodo e non è difficile da collocare. Ce ne sono diversi tipi anche in commercio. È importante che il tavolo non sia troppo grande, così si pone un limite al movimento del bambino.

La tappa successiva è che il bambino possa essere cambiato stando in piedi per terra, e si suppone che il bambino sia già in grado di controllare il suo comportamento per non correre dovunque. È necessario inoltre che sappia vestirsi e svestirsi da solo, perché se ha troppo bisogno di aiuto l’educatrice deve stare tutta piegata, accovacciata per terra.

Nel processo di autonomia si passa da una relazione che è avvicinata e stretta a un sempre maggiore distanziamento che segue il ritmo del bambino. Si permette al bambino di conquistare la sua indipendenza e di pensare che si può essere vicini anche senza contatto corporeo. Spesso si confondono vicinanza e contatto (non sono sinonimi).

Il tavolo basso non è abbastanza basso perché il bambino salga da solo, ma questa non è la cosa più importante. Se proprio si vuole far salire il bambino da solo si può mettere un cuscino, una pedana, anche se questa non è la cosa più importante. Più importante è aspettare quando si chiede qualcosa al bambino, dargli tempo; diversa è la situazione in cui l’adulto chiede più volte di alzarsi e il bambino non risponde e allora è l’adulto che agisce, però dopo avere lasciato il tempo.

 

Il cambio in piedi, per terra e con due bambini

A questa età il bambino è veramente interessato a vestirsi e svestirsi da solo. L’educatrice non interviene troppo ma lo fa puntualmente nel momento in cui il bambino ha bisogno. Quindi anche se è occupata da due bambini è attenta a entrambi, anche perché li conosce bene, vale a dire sa dove ciascuno dei due è in grado di fare. Lasciare il tempo è difficile, ma anche importante; è responsabilità dell’adulto organizzare la giornata in modo che ci sia questa possibilità e penso che ci si possa arrivare.

Il cuscino che viene impiegato per il cambio in piedi, è soprattutto una delimitazione simbolica dello spazio che lascia al bambino molta libertà di movimento: stare in piedi, sedersi, muoversi un po’. Nel caso si utilizzi la panchina il bambino può scegliere di stare seduto o in piedi, l’importante è che non sia costretto in una posizione. Lo sgabello che avete visto utilizzare dall’educatrice rende il cambio più agevole: l’educatrice si siede, è all’altezza del bambino, essendo più comoda, può più facilmente lasciargli il tempo.

Cosa pensate del fatto che sono cambiati due bambini contemporaneamente?

È interessante per il bambino che deve acquisire indipendenza: perché anche se ha molta attenzione da parte dell’adulto è comunque un interesse da condividere con un altro.

Vorrei ritornare sulla differenza di comportamento della bambina a diciotto mesi e a ventiquattro. A ventiquattro mesi vediamo che svestirsi e vestirsi è veramente un suo interesse, cosa che non era a diciotto mesi. È necessario non avere troppa fretta, nell’aspettarsi la partecipazione del bambino. È più importante che il bambino senta che non ci si occupa del suo corpo senza che lui sia presente. Non è tanto importante il fatto che si svesta o rivesta, ma l’autonomia è che il bambino faccia quando sente che il fare rappresenta per lui un interesse. Quando si pensa che un bambino sia pronto si fa il passaggio e si cambia modalità e poi si verifica come il bambino reagisce e all’occorrenza si torna indietro; però se si è già proceduto per un po’ di volte in un modo, si mantiene quello, non si ritorna indietro perché è importante per il bambino avere una certa stabilità, ed è anche importante che tutti gli adulti che si occupano di un bambino si comportino nello stesso modo.

 

Il conflitto (19 mesi)

Adesso vediamo un ultimo video che ci mostra come quando si è preoccupati dello sviluppo dell’iniziativa di un bambino si può arrivare al conflitto perché il bambino osa esprimere il suo accordo o disaccordo con l’adulto. Quando un bambino entra in conflitto con un adulto significa che si sente abbastanza in confidenza (se riesce ad esprimere così il suo disaccordo). Tuttavia non è sempre facile capire da dove viene il conflitto e come si può risolverlo. Nel video vedremo una bambina di diciannove mesi nel momento in cui esce dal bagno; attraverso l’osservazione cercheremo di capire perché la bambina è entrata in conflitto con l’adulto e come la si può aiutare.

Quando si vedono le immagini di Lóczy si vede che è tutto bello, ma non si sa quale sia il cammino che occorre fare per arrivare a questa situazione.

L’educatrice che avete visto nelle immagini, è nuova, ma è piena di buona volontà, è attenta alla bambina, anticipa quello che intende fare, le parla, cerca di averla dalla sua parte quando è il momento di uscire dal bagno. Ma perché non va? L’educatrice non è al suo primo giorno di lavoro e quindi conosce la bambina, ma perché non funziona? Perché è una situazione troppo piacevole per lei, infatti molti bambini amano stare nell’acqua, come allora si sarebbe potuto evitare il conflitto? Si ha l’impressione che l’educatrice e la bambina non siano insieme, ma stiano un po’ a fianco, che l’educatrice non condivida abbastanza il piacere della bambina. Hanno ciascuna il proprio progetto: la bambina si guarda attorno, è interessata all’acqua, mentre l’educatrice ha un suo progetto: fare uscire dall’acqua la bambina, togliendo il tappo. Vivono come due situazioni parallele. Questo ci aiuta a riflettere, perché si possono avere atteggiamenti e parole meccanici che non aiutano a incontrare veramente l’altro. Così quello che fa, va bene, ma in quel modo non crea l’incontro con la bambina e quando alla fine l’educatrice decide di far terminare il gioco e di portarla fuori e lì scoppia tutta la rabbia della bambina e si vede veramente l’importanza della libertà di movimento. È una bambina che ha l’abitudine di esprimere la sua volontà, ma è vero anche che si possono avere dei bambini che si sottomettono rapidamente al progetto dell’adulto e la nostra preoccupazione deve essere sempre quella di permettere al bambino di sviluppare la sua volontà.

Al tavolo del cambio si ripropone il conflitto: la bambina è arrabbiata perché non ha voglia di stare distesa, ma quando è seduta è più calma e ha anche voglia di mettersi in piedi, in questo caso ci vorrebbe il tavolo basso. Di nuovo si pone la questione di un diverso interesse nella bambina, quindi l’adulto avrebbe dovuto aspettare che lei fosse stata in grado di capire e di accettare quanto le veniva proposto (forse qualche secondo, il tempo di avere l’attenzione della bambina).

L’educatrice infila il pigiama e la bambina lo toglie, come si spiega questo?

L’educatrice la avverte in anticipo, ma la bambina per il momento è distratta dalla scatola, quando si rende conto di colpo che ha il pigiama, si arrabbia: a suo modo partecipa. Realizza che è stato fatto qualcosa senza chiedere il suo accordo. Quando l’educatrice le mette le gocce negli occhi la sua reazione è veramente terribile. Ma se avete notato bene l’attimo preciso in cui mette le gocce nell’occhio: la bambina non si muove e lo fa di sua volontà (l’educatrice la blocca ma è lei che volontariamente si ferma). È una abitudine mettere le gocce alla fine del bagno e il comportamento della bambina dovrebbe aiutare l’educatrice a comprendere e ad avere fiducia nel fatto che è in grado di collaborare.

Per concludere: la collaborazione del bambino è spesso difficile da ottenere e richiede molta disponibilità da parte dell’adulto.

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Documentazione:

Cura è educazione

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