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Se serve il giudice per affermare un diritto di tutti

Chiara Saraceno

Tutti i bambini dall’anno in su in Germania hanno in linea di principio diritto ad avere un posto al nido. Questo diritto è stato introdotto nel 2013 non solo per favorire l’occupazione delle madri e il loro ritorno al lavoro dopo 1’anno di congedo ben remunerato cui hanno diritto dal 2007, ma per ridurre le disuguaglianze di partenza tra bambini, offrendo a tutti, indipendentemente dalla condizione lavorativa della madre e dalle condizioni famigliari, pari opportunità educative. Non vi è obbligo per i genitori, che possono decidere di non iscrivere il proprio bambino al nido, ma per i governi locali, che devono, appunto, fornire questa opportunità. I diversi Länder hanno finora provveduto in modo molto diseguale a dare attuazione a questo diritto, contando sul fatto che, specie nelle regioni occidentali, vi è, come succede anche in Italia, ancora una diffusa ambivalenza rispetto al nido. Perciò la domanda effettiva rimane contenuta. Ma è una domanda in continuo aumento, con conseguenti lunghe liste di attesa che sono la negazione sia dell’obiettivo di sostenere l’occupazione delle madri sia di quello di mettere i bambini più piccoli in condizioni di pari opportunità di esperienza educativa. Le donne che hanno fatto ricorso alla Corte Federale di Cassazione contro il Comune di Lipsia per avere una compensazione del danno subito, perché non hanno potuto lavorare nei lunghi mesi in cui hanno dovuto aspettare un posto al nido, hanno costretto il governo federale e quelli locali a uscire dall’ambiguità. Se c’è un diritto, deve essere esigibile. Era già successo che qualche genitore si presentasse al proprio comune per essere risarcito della retta pagata ad un nido privato. Ora, con la sentenza della Corte, se vogliono evitare ricorsi di massa milionari i comuni e i Länder devono attrezzarsi e negoziare con il governo federale il necessario cofinanziamento. La ministra della famiglia ha già dichiarato che si dovrà procedere in questa direzione.

Ancora una volta – era già successo con la Corte Costituzionale nel caso della definizione di come si dovesse stabilire un sostegno adeguato per i bambini poveri – una Alta corte tedesca prende sul serio i  diritti dei bambini e impone ai diversi livelli di governo di far fronte alle proprie dichiarazioni di principio, a rendere trasparenti i propri criteri e a rispettare i diritti che sancisce. E i governi federale e locali si adeguano. Anche in questo, non solo nelle politiche di austerity, la Germania è lontana dall’Italia.

 

La Repubblica, 22 ottobre 2016

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