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Senza Zaino e dintorni: un supporto per definire l’identità

Servizio presso cui è stata realizzata l’esperienza: Comune di Imola, Servizio Infanzia, Scuola dell’Infanzia Sasso Morelli

Elisa Allegri, insegnante Scuola dell’Infanzia

 

Il Comune di Imola gestisce, in modo continuativo dagli anni 70, otto Scuole dell’Infanzia. Alla fine degli anni 90 la storia di questi servizi si intreccia con quella dei Nidi Comunali, con un unico Coordinamento pedagogico, con percorsi formativi e momenti riflessivi comuni. In questo intreccio istituzionale, organizzativo e relazionale è stato inevitabile dover e voler mettere in discussione almeno una parte dell’identità di entrambi i servizi, ma, d’altra parte, è stata l’occasione che ha permesso di assumere punti di vista differenti e di avviare nuove sperimentazioni.

All’interno di questo contesto, la Scuola dell’Infanzia si è resa meno istituzionale e più flessibile, sia in termini organizzativi, ribaltando completamente il concetto di regola, che educativi, allargando gli spazi di autonomia dei bambini e mettendo la loro iniziativa spontanea alla base della progettazione. Ciò ha significato rivedere il ruolo dell’insegnante, che, da depositario del know-how e “motore” dell’iniziativa, è diventato un promotore di mediazione e si è trasformato sempre più in“strumento” per favorire e facilitare la ricerca che i bambini conducono, secondo i loro bisogni e interessi.

Il bisogno percepito all’interno di questo percorso di mutamento era quello di riprendere passo dopo passo le scelte educative e strategiche della scuole (spazi, tempi, organizzazione, ruolo dell’insegnante) per trovare un modello condiviso e comunicabile, che definisse con maggiore chiarezza, forza e coerenza la cornice di riferimento all’interno della quale vivono le Scuole dell’Infanzia del Comune di Imola.

Si tratta ovviamente di un percorso complesso, che necessita di tempo e supporto formativo, ed è stato fondamentale l’incontro con l’Associazione “A scuola Senza Zaino”.

 

“Senza Zaino” e’ un modello di scuola innovativa che nasce nel 2002 a Lucca per poi diffondersi in Toscana e nelle varie regioni d’Italia. E’ un modello che si fonda su valori che le Scuole dell’Infanzia comunali di Imola riconoscevano già come propri: OSPITALITA’, RESPONSABILITA’, COMUNITA’.

Non è un modello predefinito, ma un percorso di ricerca – azione in continuo cambiamento, quindi generativo.

Senza Zaino pone enfasi sull’organizzazione dell’ambiente formativo nella sua interezza, sapendo che si apprende più dall’ambiente, ovvero dal contesto inteso anche come comunità, che dal singolo insegnante (Dewey, 1953).

L’ambiente è visto come un sistema complesso fatto di una struttura materiale, l’hardware, e di una struttura immateriale, il software. La connessione di hardware e software, da cui scaturiscono le attività e le pratiche, è fatta oggetto di ricerca e di continua progettazione. Questa attenzione all’ambiente formativo è definita Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach – GCA) (Orsi, 2006).

Il modello Senza Zaino presenta, inoltre, tre aspetti rilevanti: pur presentando un forte ancoraggio ai valori proposti, permette una grande flessibilità nell’applicazione e quindi un’elevata adattabilità al contesto; la metodologia è rigorosa e chiede una continua sperimentazione sul campo ed una puntuale verifica sull’efficacia dei cambiamenti promossi; permette di essere in rete con altri servizi in tutta Italia , di scambiare buone pratiche e riflessioni

 

L’esperienza

A partire da ottobre 2013 Senza Zaino diventa la cornice condivisa entro cui declinare l’offerta formativa delle Scuole dell’Infanzia del Comune di Imola, fondate sul rispetto dei diritti di ciascun bambino e che ambisce a definirsi Scuola Inclusiva, di Qualità e Partecipata. Tutto ciò nella convinzione che all’interno di una scuola fondata sul rispetto dei DIRITTI dei bambini, i bambini possano sviluppare la consapevolezza sul diritto all’identità e ai conseguenti diritti alla libertà di pensiero, di espressione, di essere ascoltati, di ruinirsi e alla riservatezza.

I valori di riferimento del modello Senza Zaino vengono declinati attraverso una attenta organizzazione degli spazi e dei tempi della scuola, processo in cui il team degli insegnanti è chiamato a cooperare e la figura stessa dell’insegnante riveste un ruolo fondamentale nel predisporre il contesto.

OSPITALITA’: L’ospitalità richiama l’attenzione sugli ambienti che sono strutturati in modo da essere accoglienti, ben organizzati, ordinati, gradevoli, ricchi di materiali, curati anche esteticamente e facilmente decodificabili rispetto alle loro funzioni;

La riorganizzazione degli spazi si realizza a livello bidimensionale:

spazio orizzontale: la sezione è strutturata in aree distinte e organizzate per CAMPI D’ESPERIENZA (Indicazioni nazionali per il Curricolo 2012) che rendono possibile diversificare il lavoro scolastico consentendo più attività in contemporanea, tra le quali i bambini sono chiamati (e, se necessario, accompagnati) a fare una scelta. Tale organizzazione è pensata per permettere ai bambini di sperimentare, nella stessa giornata, una pluralità di modalità relazionali e di apprendimento (individuale, di coppia, di piccolo o grande gruppo) e differenti posture (piedi, sdraiati o accovacciati)

Questo tipo di organizzazione permette, più di altre, la personalizzazione e la differenziazione dell’insegnamento.

spazio verticale: realizzazione dell’etichettatura dei materiali nelle scaffalature, dell’IPU e della cartellonistica

In riferimento ai bambini, l’ospitalità si traduce anche nell’accoglienza delle diverse individualità, perciò impegna a realizzare una molteplicità di scelte e pratiche che considera la varietà delle emotività, delle intelligenze e degli stili cognitivi; ogni bambino è accolto come individuo unico e irripetibile, portatore di una propria storia e protagonista di un personale cammino. Vi è poi un’accezione allargata di ospitalità, che riguarda le famiglie o altri soggetti, e che viene curata principalmente attraverso una buona comunicazione e una documentazione chiara e puntuale.

 

RESPONSABILITA’: ogni scelta è volta a creare le condizioni perchè i bambini possano fare da soli, provando e riprovando; viene veicolato loro il messaggio per cui il processo ha maggior valore rispetto al prodotto o al risultato ottenuto.

I bambini sperimentano quindi un contesto di promozione dell’autonomia, ma sono contemporaneamente invitati ad assumersi le responsabilità ad essa connessa, divenendo veri attori della gestione scolastica, tutto questo nella convinzione che la vera autonomia si possa realizzare unicamente all’interno di una solida relazione. L’ uso della cartellonistica e delle IPU (Istruzioni Per l’Uso) per la gestione delle routines permette ai bambini di padroneggiare lo spazio e il tempo della sezione con sicurezza ed autonomia all’interno dello spazio-sezione. I bambini entrano e escono da varie situazioni, in autonomia, ed il passaggio ai tavoli o agli angoli è regolato dai posti a disposizione per ogni specifica attività. Tutto ciò è concordato con i bambini stessi all’interno dell’Agorà, ed essendo essi stessi coinvolti nell’organizzazione, sono motivati ad assumersi la responsabilità dell’esito di tale organizzazione. Anche a fronte di insuccesso, d’altra parte, saranno coinvolti nella ricerca delle cause e nella ricerca dei correttivi.

 

COMUNITA’: Gli spazi della sezione e quelli della scuola sono pensati per la realizzazione del terzo valore, quello della comunità, in quanto consentono il lavoro cooperativo. Lo spazio sezione è organizzato in aree e ha un luogo di incontro per tutti chiamato agorà o forum, luogo di condivisione di valori e pratiche.

senza zaino 5_6 11

Un ambiente indifferenziato comunica sorveglianza, controllo e gestione diretta dell’insegnante, mentre codificare e strutturare gli spazi aiuta i bambini ad un utilizzo autonomo ma impegna entrambi (insegnanti e bambini) nella costruzione di un patto di corresponsabilità del processo educativo. Il valore della COMUNITA’ ha a che fare con la declinazione in senso collettivo dei diritti: i diritti di ognuno possono realizzarsi solo se contemporaneamente gli stessi sono fruiti da altri.

 

Inoltre il valore della COMUNITA’ e le scelte pratiche connesse alla sua realizzazione si collegano alla creazione di una scuola partecipata: aprire le porte della scuola, facendovi entrare i genitori (che partecipano attivamente mettendo a disposizione i propri saperi e la voglia di far crescere la scuola, realizzando laboratori) e vivere come contesto educativo le diverse strutture presenti sul territorio.

 

Il modello Senza Zaino si è coniugato, arricchendo la proposta formativa delle scuole imolesi, con la scelta organizzativa delle scuole dell’Infanzia del Comune di Imola di proporre un modello organizzativo basato sulle sezioni composte da bambini di età non omogenea all’interno delle quali vengono accolti bambini al primo, secondo e terzo anno di frequenza .

La sezione mista rappresenta un gruppo umano naturale, che non muore mai e che si rinnova continuamente, che rappresenta la simulazione migliore della società e quindi un luogo di apprendimento dell’educazione civica;

La sezione mista è incentrata sulle relazioni orizzontali (tra bambini) piuttosto che su quelle verticali (dei singoli bambini con gli insegnanti): il gruppo dei bambini grandi si fa carico dell’accoglienza dei nuovi, del tutoraggio nelle attività, nella trasmissione ai piccoli delle regole e delle convenzioni in atto in quello specifico gruppo… e i grandi consolidano i loro apprendimenti proprio grazie al fatto che li trasferiscono sui piccoli. I bambini dimostrano di saper essere guida e maestri gli uni per gli altri e questa funzione risulta maggiormente efficace perché suggerisce senza pretendere, allargando il campo delle possibilità, riducendo l’invadenza dell’adulto, permette al bambino di svincolarsi dal bisogno di condiscendenza (insito alla relazione adulto bambino), permettendo la maggiore espressione della propria identità.

Non da ultimo, la sezione mista rappresenta il contesto in cui meglio si può accogliere i bambini con bisogni educativi speciali, in quanto offre a ciascun bambino la possibilità di trovare un sottogruppo di riferimento.

 

In concreto, come si costruisce nei bambini l’idea di comunità? Come apprendono a conciliare diritti individuali e diritti collettivi?

Fondamento della vita alla Scuola dell’Infanzia è il gruppo dei pari (inteso come gruppo intero dei bambini e non omogeno per età) che esplica la sua funzione e la sua valenza in due dimensioni: SOCIALE (è il contesto in cui i bambini costruiscono il senso dell’essere comunità e in cui imparano a conciliare diritti individuali e diritti collettivi) e COGNITIVA (contesto in cui i bambini alimentano reciprocamente le loro ricerche e i loro apprendimenti).

Il gruppo dei pari e il senso di appartenenza alla comunità si costruiscono attraverso i tempi e gli spazi della quotidianità: le routine. Con la loro prevedibilità danno sicurezza e permettono ai bambini di apprendere ruoli, regole e prassi che caratterizzano quel determinato gruppo per muoversi e vivere in esso con competenza ed autonomia e attraverso le scelte organizzative e gestionali intarprese dagli insegnanti.

ACCOGLIENZA: ogni mattina, ogni bambino all’arrivo a scuola attacca la propria foto su un pannello che accoglie le foto di tutti i bambini dela sezione ed è il nmodo per dire al gruppo: “ecco, sono arrivato, oggi ci sono anche io!”

BAGNO: si va in bagno a piccolo gruppo o a coppie, responsabilizzando inizialmente i bimbi più esperti, poi gli altri mano a mano che ne acquisiscono le competenze

PRANZO: i bambini pranzano in tavoli differenziati per colore e per ognuno viene individuato un cameriere responsabile e che si prenderà cura del buon andamento del pranzo per quel tavolo

RIPOSO POMERIDIANO: pensato per il gruppo dei piccoli che si avvicinano al momento del rilassamento. Il mio diritto al riposo può essere garantito solo se può essere goduto anche dagli altri

ATTIVITA’ POMERIDIANE: pensate e organizzate per i bambini più grandi

CONGEDO: è il momento in cui ci si separa dal gruppo per ricongiungersi con la propria famiglia, ci si saluta, certi di ritrovarsi l’indomani per continuare il viaggio insieme

Si vuole sottolineare che questi momenti, che vanno a definire il curriculum implicito, vanno pensati non solo in modo funzionale, ma devono esser oggetto di attenta riflessione e progettazione in nome del potenziale educativo che contengono, specie per quanto riguarda la consapevolezza di cosa è un diritto e che cosa significa “comunità”.

Il senso dell’essere comunità si costruisce e si vive poi anche nei percorsi educativi e didattici che vengono realizzati: qui è forte l’impegno del gruppo dei grandi a sostenere le attività dei piccoli e inoltre si privilegia sempre una modalità di apprendimento cooperativo.

Il senso della comunità si costruisce anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie: chiediamo ai genitori di farci sapere se il bimbo sarà assente e per quale motivo, al fine di poterlo tenere vivo e presente nella vita del gruppo; oppure accogliamo genitori per organizzare e gestire laboratori per tutti i bambini della scuola e non solo per il proprio, così i bambini vivono l’esperienza in cui “in quel momento la mia mamma e il mio papà sono presenti nella scuola non solo per me, ma anche per i miei compagni”.

 

Fulcro nella vita del gruppo è l’AGORÀ: è il cuore pulsante della sezione, è il luogo concreto e simbolico in cui si costruisce, giorno dopo giorno, il senso della comunità nei e con i bambini.

E’ il luogo del NOI

E’ il luogo e il tempo in cui il gruppo ogni mattina si ricompone; dove ci si conta, dove ci si racconta come ci si sente quel giorno, dove si legge insieme una storia per iniziare insieme la giornata scolastica, dove si progettano e si concordano le attività della giornata.

 

L’Agorà è il luogo dove si discutono e si negoziano le regole.

E’ il luogo in cui sperimentare una gestione democratica della vita a scuola.

E’ i luogo dove avvengono i rilanci alle esperienze fatte.

E’ il luogo dove si puo’ prendere la parola, dove si sperimenta il diritto ad esprimersi e ad essere ascoltati; ma è anche il luogo dove si può scegliere di non prendere la parola e dove il gruppo accoglie anche i silenzi.

Vivendo all’interno di un gruppo si può imparare a prendere consapevolezza dei propri diritti e a coniugarli con quelli di tutti gli altri compagni, e la strutturazione e la scelta dei materiali giocano un ruolo importante nella costruzione di tali apprendimenti.

Giocare e fare esperienze in un determinato angolo è mio diritto, ma anche di tutti…e allora ecco che occorre accordarsi sulle regole di accesso, sul numero dei partecipanti e sulle modalità di turnazione… Se poi quando voglio dedicarmi ad una particolare attività i posti sono tutti occupati, si impara anche il tempo dell’attesa e del desiderio o si coglie l’occasione per sperimentare altri contesti.

 

Nel gruppo si impara la condivione dei materiali e che essa non è per forza rinuncia, ma puo essere occasione di crescita e apprendimento.

Magari accantono una parte del mio progetto ma guadagno la partecipazione ad un progetto più grande. Da solo posso costruire una casa, ma se mettiamo insieme tutte le costruzioni che abbiamo a disposizione possiamo costuire una città: è vero, forse la mia casa in quella città sarà piu piccola di quello che avevo progettato, ma ho imparato a co-progettare, a mediare tra la mia e l’altrui posizione e insieme abbiamo realizzato un qualcosa che è più di tante piccole case vicine, abbiamo realizzato un tutto che è più della somma delle parti.

Nella nostra scuola, in giardino non possediamo trattori a pedali per ogni bambino, nella convinzione che se così fosse sosterremmo unicamente una bella pedalata di gruppo, ma fine a se stessa. Invece abbiamo alcuni trattori, alcuni rimorchi, alcune pale, alcuni ratsrelli, alcuni secchielli… convinti che i bambini troveranno il modo di organizzarsi, in autonomia o con il supporto dell’insegnante mediatore, con i materiali a disposizione, per concordare regole e ruoli e avviare un gioco simbolico più ricco e stimolante

 

All’interno del gruppo, i bambini, come alimentano reciprocamente le loro ricerche?

Negli anni, come insegnanti abbiamo imparato a riconoscere e valorizzare l’iniziativa spontanea dei bambini e questo è il principio che guida e organizza il nostro lavoro di insegnanti. Sappiamo che solo partendo dal’interesse dei bambini possiamo tenere viva la loro innata curiosità di esplorare e conoscere.

Avere alle spalle una strutturazione degli spazi progettata e organizzata dagli stessi insegnanti (a seconda delle competenze e degli obiettivi che in una dato periodo si vogliono potenziare e raggiungere) che tocca tutti i campi d’esperienza e che dà la possibilità ai bambini di provare e riprovare, costruire, distruggere per poi ricostruire, affrontare piccoli problemi linguistici, logici matematici, scientifici… il tutto in autonomia sia nell’utilizzo dei materiali che degli spazi, permette a noi insegnanti di concentrare l’attenzione su percorsi trasversali e di maggiore respiro.

 

senza zaino pag 6_3Attraverso un’attenta osservazione del gruppo e dei suoi componenti cogliamo i suggerimenti che ci forniscono i bambini stessi e durante le conversazioni in Agorà l’insegnante rimette al gruppo le domande dei singoli, affinchè insieme si possano costruire percorsi per formulare ipotesi e trovare le risposte. Compito di noi insegnanti non è quello di fornire risposte preconfezionate, ma porre domande di approfondimento per sostenere la voglia di comprendere la complessità dei fenomeni tipica dei bambini, affinchè loro continuino a domandarsi il perché delle cose.

Il ruolo dell’insegnante in questo contesto si gioca anche nel favorire la costituzione di piccoli gruppi di apprendimento in cui sostenere ed esaltare l’apprendimento del gruppo, del singolo e del singolo all’interno del gruppo stesso.

Il nostro impegno è, inoltre, rivolto a sostenere l’autonoma organizzazione dei bambini attorno ad un tema o ad un progetto, fornendo loro gli strumenti per metterlo in atto e fungendo da impalcatura di sostegno. Ciò può avvenire a volte anche lontano dall’occhio troppo vigile, ma anche indiscreto degli insegnanti. All’interno di un profondo patto di fiducia viene fornita ai bambini l’occasione di realizzare percorsi e progetti in completa autogestione favorendo sperimentazioni e apprendimenti legati all’autonoma contrattazione di regole e obiettivi di gioco, alla risoluzione dei conflitti, alla maturazione di competenze legate al discernimento tra varie situazioni (quelle in cui me la posso cavare da solo e quelle in cui è necessario richiedere l’intervento dell’insegnante)

La Scuola dell’Infanzia è il luogo in cui quotidianamente i bambini costruiscono il loro sapere all’interno di una dinamica di rilanci continui tra individuo e gruppo, è il luogo in cui quotidianamente si costruisce una cultura, la cultura dell’infanzia che noi insegnanti abbiamo il dovere di fare uscire dalle quattro mura dei servizi che hanno contribuito a produrla.

Un ulteriore elemento di cui ci preme sottolineare l’importanza è la DOCUMENTAZIONE e il ruolo che essa riveste all’interno delle Scuole dell’Infanzia. Essa esplica la sua funzione in più direzioni, ma in particolare concorre, assieme alle altre prassi, a definire il senso del gruppo e dell’essere comunità e a sostenere i processi di scoperta, esplorazione e apprendimento che si realizzano all’interno del gruppo. La documentazione, nelle molteplici forme che assume (cartelloni, foto, video, fascicoli ed opuscoli) rinforza e consolida le esperienze fatte, facendole diventare cultura del gruppo; sostiene i meccanismi di apprendimento andando a costruire una memoria di gruppo, permettendo al gruppo di fermarsi a riflettere sulle esperienze vissute e decidere insieme quale nuova strada intraprendere. Permette a bambini di “rivedersi” con occhio esterno, consentendo un’oggettivazione dell’esperienza fatta che permette ai bambini stessi di progettare i futuri sviluppi.

Concludendo, il modello Senza Zaino, con i suoi valori, declinati attraverso un dettagliata organizzazione di spazi e tempi e una attenta costruzione di materiali e modalità relazionali, coniugato a scelte organizzative e gestionali che il Comune di Imola sosteneva già da anni, rappresenta per noi ora, quello che in anni non sospetti, Maurizia Gasparetto auspicava che le sue insegnanti riuscissero a costruire nelle loro scuole: un modo di impostare la vita nella scuola dell’infanzia che consegna ai bambini (non solo ai bambini, aggiungiamo noi, ma anche alle famiglie, al personale docente, educativo ed ausiliario che opera all’interno dei servizi) un’esperienza preziosa: l’esperienza dell’appartenenza, in cui lo stare bene insieme accresce e rinforza la libertà e la realizzazione personale piuttosto che mortificarla. L’accresce e la rinforza perché il fare insieme amplia gli orizzonti, introduce variazioni e crea ramificazioni che altrimenti resterebbero inattingibili.

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