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Cari insegnanti, ripensiamo il nostro ruolo per costruire il dialogo

Cari insegnanti, ripensiamo il nostro ruolo per costruire il dialogo

Lettera aperta di Franco Lorenzoni, maestro elementare, per una scuola che contribuisca alla costruzione di una società aperta
di FRANCO LORENZONI

Care colleghe e colleghi insegnanti,
come tanti, mi domando in questi mesi cosa sia possibile fare per arginare la crescente intolleranza verso chi emigra nel nostro Paese. Il clima sociale sta mutando a una velocità impressionante. La mentalità intollerante e razzista sta crescendo intorno a noi: è un dato di fatto. Come educatore, non posso accettare che una ragazza di Milano che ha il padre africano confessi a sua madre di aver paura a uscire di casa. Credo che, per contrastare il veleno del razzismo, noi insegnanti siamo chiamati a ripensare il nostro ruolo. Abbiamo responsabilità ineludibili riguardo alla difficile costruzione di una società aperta.

Garantire i diritti

In una società “liquida” come sta diventando l’Italia, non basta affermare i diritti (in questo caso di tutti i bambini a frequentare la scuola senza rinunciare avere una scuola di alta qualità).

Situazioni critiche si presentano continuamente e richiedono una riflessione attenta per dare risposte adeguate alle specifiche realtà. Non esiste un’unica soluzione, non sono i bambini che debbono adattarsi alle strutture, ma va rimessa in discussione questa organizzazione se non risponde ai “diritti” di bambini e bambine concreti e reali.

Oggi alla ribalte delle cronaca è la situazione di Monfalcone (che documentiamo con un articolo del Corriere della sera, la lettera del garante e una lettera del movimento nato in risposta al’iniziativa dell’Amministrazione locale), ma molte sono le città già investite dal problema o che saranno coinvolte nel prossimo futuro.

Cuore e pancia

Ferruccio Cremaschi
La caratteristica di questa fase della vita italiana sembra essere legata al provvedimento contingente con ricadute immediate e con una visione senza respiro di prospettiva. Simbolo ne sono gli interventi degli 80 euro o dei 500 euro agli insegnanti, ai giovani. Tutte iniziative che indubbiamente possono far piacere a chi riceve la “mancia” ma che non fanno intravedere un progetto, una visione di sviluppo e di crescita futura.

Gli elementi di stress all’interno della professione dell’educatore/insegnante nel terzo millennio

Enea Nottoli, Lavinia Lombardi, Marco Saettoni

Il lavoro dell'educatore e dell'insegnante negli ultimi decenni ha subito un mutamento epocale, che ha posto la figura al centro non solo di una riflessione pedagogica e contenutista ma anche a quella psicologica.

Eventi significativi hanno mostrato il lento scivolamento verso atteggiamenti portatori di evidenti e indiscutibili segnali di stress, sollecitazione mentale è messa in discussione di molte delle strategie appartenenti ad una pedagogia che probabilmente non esiste più o che, quantomeno ha bisogno di essere integrata e reinserita in una società in continuo mutamento.


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