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Un laboratorio esperienziale: le parole del cibo

Un laboratorio esperienziale: le parole del cibo

Il cibo è alimento ma è anche cultura, come abbiamo sperimentato durante le festività. Roberta Nepi propone un approccio interculturale al cibo, da sperimentare con i bambini, per apprendere l’italiano come seconda lingua.

L’attenzione alla creatività e la centralità del bambino, alla base della pedagogia nell’educazione alla prima infanzia, si uniscono in questo laboratorio con la fiducia nella didattica esperienziale, nel learning by doing, che attraverso la manipolazione, costruzione e realizzazione pratica coinvolge tutti i canali sensoriali, per passare poi gradualmente al livello astratto della lingua.

Come i bambini scoprono le strategie di apprendimento e costruiscono i loro saperi e le loro teorie
Come gli adulti li accompagnano e come questo processo crea nuovi accessi alla conoscenza

Xkè? Il laboratorio della curiosità è un centro per la didattica delle scienze che dal 2011 svolge laboratori per le scuole primarie e secondarie di I grado, un progetto nato dalla Fondazione per la Scuola, su impulso della Compagnia di San Paolo.

Caterina Ginzburg presenta un percorso laboratoriale tematico nel quale i bambini costruiscono saperi e teorie, gli adulti li accompagnano e insieme creano nuovi accessi alla conoscenza.

Visioni di culture dell’infanzia 0/6 e oltre

Il progetto di “Casa-Officina”, centro educativo interculturale, ci racconta come una risposta alle esigenze del territorio e della comunità possa arrivare dal privato sociale, in collaborazione col sistema pubblico.
Nell’esperienza di Palermo si realizza con l’attivazione di un servizio integrativo un centro di educazione sperimentale con specificità interculturali (biblioteca multilingue) ed ambientali (la coltivazione dell’orto).

Un progetto di formazione come buona pratica, dove l’esperienza è origine di nuova conoscenza

Un progetto di formazione come buona pratica, dove l’esperienza è origine di nuova conoscenza

Enrica Fontani
Un progetto di formazione che risponda a determinati criteri è una buona pratica a tutti gli effetti e può portare alla costituzione o al consolidamento di una comunità di pratica; nell’articolo si ripercorrono alcune delle prerogative di una formazione che porti sviluppo professionale e miglioramento del servizio e della scuola. Si presenta, per sommi capi, un esempio di formazione operativa che ha coinvolto educatori di Nido e insegnanti di Scuola d’Infanzia in una proposta che ha richiesto di mettere in campo l’esperienza per ridefinire il loro ruolo, in merito agli spazi, nel progetto educativo.

Abitare poeticamente la Terra

Abitare poeticamente la Terra

Concetta Monachello
Per quanto sappiano tutto sulla natura, i bambini del quartiere – e, più in generale, della città – difficilmente hanno l’opportunità di avere con essa un rapporto diretto: giocare all’aperto, mettere un seme sotto terra e seguirne le trasformazioni, approcciare un lombrico o osservare una rana, un ragno o una crisalide non sono esperienze alla loro portata. Inoltre, poiché vivono il mondo naturale come estraneo e pericoloso, in genere i loro genitori programmano in toto la loro vita con attività che si svolgono quasi sempre al chiuso o in ambienti totalmente antropizzati: casa, scuola, palestra, parco giochi.

Intercultourando: sguardi molteplici costruiscono un video-racconto di scuola

Intercultourando: sguardi molteplici costruiscono un video-racconto di scuola

La scuola dell’infanzia di Fondo partecipa a un progetto di ricerca, intitolato “Scuola dell’infanzia, intercultura e comunità: come le sfide inclusive sviluppano le risorse sociali di un territorio”, promosso dalla Federazione e finanziato dalla Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, connotato come ricerca-intervento per la promozione di pratiche di sviluppo di comunità intese come l’insieme di tecniche di ricerca, intervento e formazione per la costruzione di strategie di cittadinanza attiva insieme agli attori sociali di una comunità, compresi quelli più periferici.

Due passi nel bosco e nel borgo per condividere buone pratiche

Due passi nel bosco e nel borgo per condividere buone pratiche

di Tiziana Ceol e Luisa Fontanari
L’iniziativa, apparentemente semplice, di scambio di progetti didattici educativi realizzati nell’ambiente esterno alla scuola, racchiude e svela forti valenze educative in favore di tutti i partecipanti: per la comunità la riscoperta del territorio e della partecipazione, per i bambini l’occasione di instaurare relazioni e apprendimenti significativi, per gli insegnanti un’opportunità autentica per condividere buone pratiche.

Due progetti educativi tra “micro” e “macro”, elementi in comune e prospettive diverse

Enrica Fontani

 

Dall’esame di alcuni punti di contatto e di altrettanti elementi di differenza tra due progetti, rivolti ai bambini di scuola dell’infanzia e di nido, scaturiscono alcuni ragionamenti sui bisogni dai quali prendono l’avvio le due proposte, sui destinatari ai quali si rivolgono, sul modo di procedere e di documentare le iniziative. Questo ci fa riflettere sul fatto che un progetto, se ben concepito e condotto, sia qualcosa di “vivo” e rispondente al contesto in cui si svolge e ai protagonisti che lo animano.


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