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Su la testa

Ferruccio Cremaschi

Direttore responsabile Zeroseiup


«Mirare in alto (per noi e per gli altri) e sfottere crudelmente non chi è in basso, ma chi mira in basso. Rinfacciargli ogni giorno la sua vuotezza, la sua miseria, la sua inutilità, la sua incoerenza. Star sui coglioni a tutti come sono stati i profeti innanzi e dopo Cristo. Rendersi antipatici noiosi odiosi insopportabili a quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce»
[don Lorenzo Milani, TO, II, p. 362].

 

Si chiude un anno che ha visto l’approvazione di un intervento legislativo sul segmento educativo zerosei, un risultato inseguito vanamente per lustri attraverso presentazioni di leggi a iniziativa popolare, raccolte di firme, mobilitazioni di professionisti dell’educazione e di genitori.
Adesso un riferimento esiste, certamente non il pieno risultato perseguito per tanto tempo, certamente un panorama non completamente chiaro e definito senza ombre e zone a rischio, ma perlomeno un punto di partenza esiste e da questa premessa possiamo guardare avanti.

Il rischio più grave sarebbe infatti quello di ritenersi appagati dalla conclusione di questo tormentato iter e di ritirarsi soddisfatti all’interno del perimetro delineato dalla 107.
Non rinneghiamo e non sottovalutiamo i risultati conseguiti e siamo anche coscienti che c’è molto lavoro ancora da fare per mettere a frutto le promesse della legge.

Dovremo accompagnare il lavoro della Commissione che dovrà elaborare le linee guida esigendo con forza di partecipare alla stesura come avvenne con le Indicazioni per la scuola dell’infanzia. Non possiamo lasciare a un gruppo ristretto di persone scelte con criteri dell’alchimia politica o burocratica carta bianca nel definire gli indirizzi del lavoro educativo che è proprietà stretta della cultura dei servizi e che deve valorizzare e premiare competenze, esperienze, intuizioni nate e sviluppate sul campo. Serve una grande consultazione nazionale e serve dare ascolto a chi con i bambini veri e reali vive e lavora, a chi si misura ogni giorno con Anna, con Pierino, con Miriam, con Efrem nella loro corporeità molto più viva di quanto descritto nei trattati anche dei più illustri studiosi.

Dovremo sollevare l’attenzione sui problemi reali che stanno all’interno della realizzazione del sistema integrato: abbiamo soggetti gestori molto diversi tra loro (Stato, Ente locale, Cooperative, FISM, privato profit, …). Quale disegno di sviluppo abbiamo in mente? I guasti creati dai tagli economici indiscriminati, dalla mancanza di un disegno politico complessivo, dal permanere di leggi non omogene (se non contraddittorie), ci hanno portato a una situazione a macchia di leopardo, dove ogni regione è un mondo diverso, ma dove anche le prospettive di sviluppo sono molto diverse da regione a regione. C’è intenzione di cambiare rotta? Di investire per l’infanzia? Di passare dalla distribuzione a pioggia di bonus a interventi significativi di sviluppo dei servizi, di formazione in servizio, di riflessione complessiva sul sistema educativo?

A partire dalla legge 107, dobbiamo aprire una nuova stagione di riflessione e di impegno. Dobbiamo definire dei punti critici rispetto ai quali darci degli obiettivi alti su cui investire nei prossimi anni.

Proviamo a costruire un’agenda su cui aprire un confronto?

Oltre lo 0/6 verso lo 0/14. Tutto l’arco dell’educazione di base, prima dell’avvio di indirizzi professionalizzanti, va trattato come corpus unico. Non ci sono metodi e approcci per i piccoli che non siano la premessa per un lavoro coerente anche con bambini/e più grandi. Sezioni e classi aperte, lavoro in gruppo, per progetti sono una proposta che vale a tre anni ma che valle anche a 14. Le “novità” delle innovazioni delle Superiori (come le flipped classroom) sono già pratica con i piccoli. lavoriamo tutti insieme rispettando lo sviluppo del singolo che non avviene secondo le regole dell’organizzazione o le esigenze degli adulti? È evidente che ci saranno resistenze infinite, ma incominciamo a sperimentare in qualche situazione più attenta percorsi che in tanti altri Paesi sono già esperienza diffusa.

Superamento degli affidamenti e delle esternalizzazioni. Definiamo il ruolo del pubblico se e fino a che punto può essere utilmente gestore (e a quali condizioni) e il ruolo di altri soggetti (privato sociale, privato puro, …). Esistono funzioni di programmazione, di gestione, di controllo. Chi deve fare che cosa? A quali condizioni? I tanti estimati Paesi del nord si basano prevalentemente su servizi “privati”. Ma nel rispetto di regole: se stai nel mercato, chi comanda è la concorrenza (come intervenire perché la concorrenza sia basata sulla qualità?) e se non funzioni, chiudi. Come tutelare i diritti dei lavoratori e il rispetto delle regole e dei contratti in modo chiaro, senza trucchi e sotterfugi?

Formazione degli educatori e degli insegnanti: ci serve soprattutto una formazione all’educare, con lunghi periodi di tirocinio nel percorso di studio. Un tirocinio che permetta all’aspirante educatore di misurarsi con la professione cui aspira e di rendersi conto se ha le carte per proseguire. Un tirocinio non formale ma determinante. Serve un paino di studi non frammentato, ma con una piattaforma di base comune a tutti quelli che ambiscono a insegnare, un piano pensato in funzione della professionalità che vogliamo costruire e non in funzione degli insegnamenti e dei crediti disponibili nelle Università.

Vogliamo continuare? Non per costruire il libro dei sogni, ma per darci degli obiettivi, definire delle priorità, uscire dalle impostazioni gattopardesche utili a non cambiare nulla.

O ci diamo una visione in grande, perché siamo convinti che nell’educazione costruiamo il mondo che non abbiamo potuto avere, o forse è meglio che cambiamo mestiere.

Buon anno (e buoni anni a seguire)

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