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Sui diritti dei bambini nella scuola dell’infanzia

Per il 50 anniversario di Janusz Korczak

BIRGIT SCHMAH / ANDREA DOHMEN

La pedagogia di Korczak come base per la definizione di un’istituzione

Janusz Korczak, nato nel 1878 a Varsavia, smise di esercitare la professione di medico in un ospedale pediatrico all’età di 33 anni e assunse la direzione dell’orfanotrofio ‘Dom Sierot’ per bambini ebrei. Per quasi trent’anni Korczak lavorò e visse in questa struttura, finchè nel 1939 dovette trasferirsi con i suoi bambini nel ghetto di Varsavia. Nell’agosto 1942, i circa 200 ragazzi e ragazze furono deportati nel campo di sterminio di Treblinka. Korczak rimase fedele ai suoi bambini fino alla morte, che risale a 50 anni fa. Poi si sono create le società Korczak e gli scritti di Korczak pervenuti vengono gradualmente tradotti in tutte le lingue. La sua pedagogia è per noi significativa e innovatrice, proprio perchè non è costituita da una teorica struttura didattica e non offre soluzioni. Per contro, Korczak esorta educatori e genitori a occuparsi, in un processo di “ricerca investigativa”, di domande come: Chi è il bambino? Come posso rispettarlo, capirlo e amarlo?

Il bambino e i suoi diritti secondo Korczak

“Il più grande segreto è il bambino”, afferma Korczak, il quale ci ricorda che il bambino è diverso da come pensiamo e supponiamo. E’ una grandezza ignota, non sappiamo cosa avviene in lui e non possiamo asserire nulla di valido sulla sua sensibilità. Korczak ribadisce continuamente: “Non conosciamo il bambino”. A suo giudizio, vi è una sola affermazione sul bambino che è vera, ovvero il fatto che, sin dall’inizio, il bambino è un essere umano e non è l’educazione che gli permette di trasformarsi in essere umano.

Pertanto, l’adulto dovrebbe dire addio al suo atteggiamento altero e di superiorità nei confronti del bambino, e dovrebbe piuttosto chiedere quali siano i suoi diritti. Korczak elabora, tra il 1914 e il 1918, la Magna Charta Libertatis, una sorta di statuto in materia di infanzia, che sancisce tre diritti:

Il diritto del bambino alla sua morte;
Il diritto del bambino alla giornata odierna;
Il diritto del bambino a essere cosÏ com’è.

Con il diritto del bambino alla sua morte Korczak intende far capire che il bambino necessita di uno spazio di libertà in cui possa fare autonomamente esperienze con persone e oggetti, senza eccessiva sorveglianza e assistenza, senza divieti e punizioni: “Per paura che la morte possa sottrarci il bambino, finiamo per sottrarlo alla vita; per ostacolare la morte, non lo facciamo vivere nella giusta maniera”.

Il diritto dei bambini alla giornata odierna è la prosecuzione ideologica del primo, perchè a causa della paura che abbiamo per il bambino, gli vietiamo molte attività e gli chiediamo di pazientare fino al futuro, quando potrà decidere autonomamente delle sue azioni. Tale attesa del domani, tuttavia, inganna il bambino e l’oggi: “Come potrà vivere domani se non lo facciamo vivere oggi consapevolmente e responsabilmente? Dovremmo prestare attenzione a ogni singolo momento, poichè muore e non si ripete… Facciamo in modo che il bambino possa godere e fidarsi, in maniera spensierata, della gioia del primo mattino”.

Il diritto del bambino a essere così com’è è la richiesta, rivolta agli adulti, di “far vivere il bambino e garantirgli il diritto a essere bambino”. Il bambino ha le sue esigenze, le sue particolari capacità, il suo personale modo di organizzare il tempo, nonchè le sue sensibilità piacevoli e spiacevoli.

Korczak riconosce successivamente che, al di sopra di tutti e tre i diritti, si trova un diritto supremo, ovvero il diritto del bambino al rispetto. Rispettare il bambino significa prenderlo sul serio come concittadino, percepire e concedere domande, preoccupazioni, tribolazioni, lacrime e paure, avere riguardo e rispettare la sua proprietà e le sue azioni, e concedergli i tre diritti fondamentali. “Dovremmo avere rispetto per i segreti e le oscillazioni del difficile lavoro della crescita!”.

L’educatrice non ha il diritto di decidere della giornata odierna del bambino assegnandogli un compito. Il bambino può disporre autonomamente delle sue ore e decidere autonomamente a che cosa e con chi intende giocare.

Realizzare la pedagogia del rispetto nella scuola d’infanzia

Chi fa dei diritti del bambino secondo Korczak la base del proprio operato pedagogico si inserisce in un livello relazionale dialogico con i bambini. Per il lavoro da svolgere nella scuola d’infanzia, ciò significa:

L’autostima del bambino, che risulta ancora forte nello sviluppo, viene rispettata e curata.
Il bambino è riconosciuto come partner paritario nei confronti dell’adulto.
L’autonomia del bambino, quindi le sue capacità di decidere, agire e percepire la propria sensibilità in maniera autonoma, viene concessa e promossa.

L’autostima si esprime nel bambino nel suo modo di rapportarsi con il proprio corpo, con ciò che possiede, con le proprie opere e con le proprie abitudini alimentari. Il bambino colleziona esperienze con il proprio corpo principalmente attraverso forme di movimento libere e prive di ostacoli. Nella scuola d’infanzia, pertanto, deve esserci la possibilità di processi motori spontanei e creativi, tuttavia non solo in superfici all’aria aperta, bensÏ anche in spazi chiusi, e non solo in un determinato orario. ìI bambini vogliono ridere, fare capriole, sprigionare la loro sfrenatezza”. Korczak fa riferimento ai nessi esistenti tra l’esercizio indisturbato della volontà infantile attiva (movimento) e la crescita dell’autostima.

Il bambino può autonomamente gestire e rispondere dei propri averi, vale a dire la propria borsa dell’asilo, i suoi vestiti, i giocattoli portati con sè, il suo cassetto e simili. Ogni intromissione dell’educatore in questo senso può significare un crollo di fiducia per il bambino. “Dovremmo… riconoscere la proprietà del bambino. La proprietà del bambino non include soltanto le sue cianfrusaglie, bensÏ anche gli oggetti con cui egli può ìelemosinare”, nonchè gli strumenti di lavoro, le speranze e i ricordi”.

Pertanto, il bambino ha anche un diritto alle sue opere: egli è creativo nella gestione dei materiali da bricolage e da pittura, ma anche con elementi da costruzione e giocattoli presenti. Attraverso la suddivisione degli spazi e dei materiali, occorre tentare di garantire a ogni bambino la possibilità di realizzare le sue forze creative.

Rispettare il bambino significa, infine, anche tollerare le sue abitudini alimentari. Concretamente parlando, il bambino decide autonomamente quando fare colazione all’asilo e insieme a chi vuole sedersi. Il pranzo avviene insieme, tuttavia il bambino è coinvolto nella programmazione e preparazione del pasto nella scuola d’infanzia. I bambini si assumono anche la responsabilità di alcuni servizi a tavola. E’ importante che nessun bambino venga esortato o, addirittura, costretto a mangiare. Se un bambino non intende mangiare, sicuramente avrà le sue ragioni!

La parità dei diritti del bambino nella scuola d’infanzia si riferisce, da un lato, al suo rapporto con l’educatore e, dall’altro, al suo rapporto con gli altri bambini, a prescindere dalla loro età. L’educatore non ha il diritto di decidere della giornata odierna del bambino assegnandogli un compito. Il bambino può disporre autonomamente delle sue ore e decidere autonomamente a che cosa e con chi intende giocare. Il bambino decide ogni giorno, da capo, il momento del gioco con gli altri. E’ consentita anche la “non partecipazione”! Naturalmente ci sono anche azioni progettuali comuni, ma queste vanno annunciate tempestivamente dagli educatori, cosicchè i bambini non vengano strappati dal loro gioco e possano concluderlo con calma.

La parità di diritti si esprime anche in un’autentica comprensione linguistica. L’educatore deve rispettare l’ignoranza e la brama di sapere del bambino ed essere in grado di avviare un dialogo con lui.

Anche tra i bambini vale il principio della parità di diritti: ogni bambino ha, a prescindere dalla sua età, il diritto di sperimentare e di scoprire autonomamente i giochi e i materiali presenti. L’educatore non ha bisogno di svelare tutto al bambino nuovo o più giovane nella scuola d’infanzia; anche se non è in grado di rapportarsi con molte cose, egli ha il diritto di fare le sue esperienze. In tali esperienze, il bambino impara ad assumersi la responsabilità di se stesso e delle sue azioni. Un tale processo richiede che l’educatore si liberi dalla paura che potrebbe accadere qualcosa al bambino. O per usare le parole di Korczak: occorre accettare il diritto del bambino alla sua morte. La prassi nella scuola d’infanzia mostra che i bambini superano molte paure e molti problemi tra loro. Nel caso di veri e propri conflitti tra bambini dettati da specifiche necessità, è utile nominare per un determinato periodo un bambino come “decisore”. I bambini si autogestiscono: un metodo, questo, che ha svolto un ruolo centrale nell’orfanotrofio di Korczak.

Il rispetto del bambino concerne, infine, il rispetto dell’autonomia infantile. Il bambino sa da sè con chi vuole giocare; egli sperimenta, colleziona esperienze positive e negative, e impara così le regole della convivenza. La libertà decisionale del bambino fa riferimento anche alle offerte di giochi che vengono fatte. Il tempo trascorso nella scuola d’infanzia appartiene al bambino e si tratta di ore preziose della sua giornata odierna! Al suo arrivo mattutino nella scuola d’infanzia, egli viene salutato e accudito, ma gli educatori non privano il bambino della possibilità di decidere come organizzare il proprio tempo. Se il bambino necessita di aiuto in tal senso, egli decide di avvicinarsi a un’educatrice. Il bambino decide e agisce: talvolta vuole soltanto stare in piedi, stare seduto, osservare, passare da una stanza all’altra o cambiare gioco, talaltra si unisce a un gruppo e altre volte preferisce giocare da solo. Qui si parla del diritto a essere bambino: “Compito dell’educatore è far vivere il bambino e garantirgli il diritto a essere bambino”. Ed essere-bambino significa essere-persona, ma con una “diversa gerarchia di idee, un diverso bagaglio di esperienze, diversi stimoli e diverse reazioni emotive. Pensa sempre che noi non li conosciamo”.

Pertanto, anche le reazioni emotive dei bambini devono essere prese sul serio, e questo è possibile soltanto se possono essere vissute appieno. Nella scuola d’infanzia, un bambino deve potersi ritirare se ha bisogno di tranquillità, ma deve anche poter esprimere e mostrare la sua rabbia. Egli può ridere o piangere, e viene anche accettato nelle sue simpatie e antipatie nei confronti degli altri bambini e delle educatrici. In tal senso, ad esempio, vengono presi in considerazione i desideri di stare seduti vicini espressi da bambini che si vogliono bene e sono amici.

Conseguenze organizzative

Affinchè i bambini possano avvalersi dei loro diritti, è necessario aprire i gruppi e attrezzare gli spazi in modo tale che essi abbiano un carattere di invito per i bambini. I nostri spazi sono così organizzati:

Stanza ginnica e multiuso con focus Cantiere in movimento: con materiali di un cantiere vero e proprio, come scale, blocchi di legno, tubi, tavole, carrelli, cassette e molto altro, i bambini possono giocare in maniera creativa, muoversi e sbizzarrirsi (cfr. Braun/Hoppe, Welt des Kindes, 2/88, 35 sg.).

Stanza gialla con focus Costruzioni: lego, componenti in legno, ferrovia e molti altri materiali da costruzione sono a disposizione dei bambini in un’ampia stanza.

Stanza verde con focus Pitturare e Fabbricare: banco da lavoro, cavalletti, tavolo della melma, legno, carta e colori offrono la possibilità di dare sfogo al proprio slancio creativo.

Stanza rossa con focus Gioco di ruolo: una casa dei giochi, un angolo delle bambole, un podio mobile per rappresentazioni teatrali, una grossa nave di legno su cui salire, una grossa auto-giocattolo e altri giocattoli incitano i bambini a giocare in maniera spontanea e fantasiosa.

Strada dei giochi con cinque focus: Vestire e Spogliare con guardaroba e scompartimenti individuali, Gruppo a tavola con offerte variabili, Angolo lettura, Cucina per bambini con tavoli da pranzo, Tavoli da pittura con varie tonalità cromatiche e colori a cera.

Giardino con possibilità di scatenarsi, giocare, costruire, fare ginnastica e nascondersi: sabbiere, scivoli, altalene, torre dell’acqua, capanne e montagne, prato con spirale di erbe aromatiche, giungla per giochi misteriosi.

Porre in essere il rispetto del bambino nella quotidianità equivale a vivere con il bambino. Ma questo significa vivere il presente come il momento più importante e assumersi la responsabilità che ne deriva. E’ necessario, oggi, accettare il bambino come partner paritario e avviare un dialogo con lui, come ci fa notare Korczak con la sua pedagogia: “Quando gioco o parlo con un bambino, due momenti maturi di pari valore si sono fusi nella mia e nella sua vita”.

Birgit Schmah, laureata in Pedagogia, Ë rappresentante dei genitori. Andrea Dohmen Ë educatrice presso la scuola d’infanzia della Evangelische Auferstehungsgemeinde Frankfurt-Praunheim.

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