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I bambini sono i miei datori di lavoro

Alex Corlazzoli

Quando mi chiedono: “Tu cosa insegni?”, io rispondo sempre: “La vita”.
Le mie materie cambiano di anno in anno perché il precario deve essere sempre pronto a tutto. In cinque anni ho insegnato storia, geografia, informatica, educazione all’immagine, educazione motoria e scienze in quinta, in quarta, in terza e in seconda. Ho fatto l’insegnante di sostegno non specializzato per un bambino di prima elementare affetto da autismo; lo faccio ancora per altri due ragazzini, la cui diagnosi non mi è stata spiegata chiaramente.

I luoghi del crescere. Nidi e Sezioni Primavera: esperienze a confronto

Milena Manini

I primi anni del nuovo secolo hanno ricollocato in primo piano, dal punto di vista politico culturale e legislativo, il tema dell’educazione dell’infanzia da zero a sei anni, questione rimasta tendenzialmente in ombra dopo l’esaurimento dell’imprinting progettuale ed economico della legge n. 285/1997. Le sue deliberazioni permisero il riconoscimento e il consolidamento del sistema dei servizi secondo una duplice direzione: una educativa, caratterizzata dalla compresenza di nidi, scuole dell’infanzia, tipologie integrative e tipologie sperimentali ed una politica organizzativa di con-correnza gestionale tra sistema pubblico e sistemi privati.

Un impegno non solo pedagogico ma squisitamente politico

Loris Malaguzzi

É importante e molto utile per tutti, soprattutto per i giovani che lavorano nel nido, cercare di riagganciare la loro storia a quel po’ di storia che, avendoli preceduti, ha consentito il superamento e il conseguimento di una serie di studi e di obiettivi; ed è per questo che e stato possibile avere nel nostro paese un’istituzione cosi nuova, cosi isolata anche sul piano della cultura nazionale, rispetto e in confronto al livello europeo e mondiale; un’istituzione cosi concretamente importante, luogo di ulteriore conferma di molte ipotesi e di molte speranze. I nidi vengono dopo una lunga storia, non nascono all’improvviso, hanno dietro di loro un lungo processo, un duro e travagliato processo di avanzamento e di maturazione.

Senza le lotte, le battaglie che, dal Sessanta-Settanta ininterrottamente, il mondo femminile soprattutto e poi le organizzazioni sindacali e i partiti hanno saputo compiere, difficilmente il nostro paese avrebbe potuto conseguire nel 1971 la 1044, istitutiva finalmente dell’asilo nido.

Più teoria per lavorare meglio

Laura Benigni

Contrariamente a quello che si sente ripetere, ciò di cui il nido manca di più è la teoria; più teoria serve a chi lavora dentro il nido, e a chi fa della ricerca, anche se c’è controversia su certi termini: per esempio su ciò che è “scientifico” oppure no. Comunque la mia sensazione è che ci vuole più teoria per gli amministratori, per chi lavora dentro il nido; più teoria e più condivisione di ruoli anche all’interno di circoli specifici, di mestieri chiamati a produrre ricerca sull’infanzia

Un’utopia dell’educazione

Marc Augè

È su questa base che si dovrebbe costruire ciò che, a volte, ho definito una “utopia dell’educazione”. Passo dopo passo, ma senza mai perdere di vista la finalità alla quale essa vorrebbe rispondere.
In questo settore, è importante non accontentarsi delle chiacchiere. Le affermazioni e le statistiche (per esempio, quelle che riguardano il tasso di scolarizzazione) non sono sufficienti; possono perfino servire da alibi alle inerzie più colpevoli. Certo, è importante che i ragazzi siano scolarizzati, ma è altrettanto importante che non vengano insegnate loro delle sciocchezze. Tenerli in classe senza prepararli a nulla, o imprigionarli per indottrinarli, non deve essere confuso con l’ideale dell’educazione per tutti.

Verso un servizio per la fascia zero-sei

Anna Bondioli
Le “ ragioni” della continuità nido-materna
Già da alcuni anni – sulle riviste specializzate, da parte di chi opera nei servizi per l’infanzia prescolastica, nei convegni del settore – il tema dei rapporti tra asilo nido e scuola materna appare rilevante per le discussioni e i confronti che suscita. Poche, però, se non quasi inesistenti, sono, a livello italiano, le esperienze di effettivo raccordo tra le due agenzie educative, da cui partire e con cui confrontarsi nella prospettiva della progettazione di un servizio per l’infanzia zero-sei.
Le ragioni che spingono verso la continuità dei due servizi sono molteplici e spesso intrecciate tra loro (a considerazioni educative si aggiungono prese di posizione politiche e a queste si sommano esigenze amministrative e sindacali). (…)

(Non) c’era una volta il coordinatore pedagogico

Intervista a Franca Marchesi
di Sandra Lei

Come i servizi per la prima infanzia e la costruzione di una cultura che li sorregge possono essere sostenuti dalla figura del coordinatore pedagogico?

Ritengo che il lavoro del coordinatore pedagogico sia molto importante per il sostegno e lo sviluppo dei servizi. A partire anche dalla mia esperienza personale nei Comune di Bologna, posso rilevare che tale figura si è modificata nel corso del tempo; nei primi anni nei quali sono stati attivati i coordinamenti pedagogici in maniera capillare (gli anni Ottanta, indicativamente) il loro lavoro si svolgeva a stretto contatto dei servizi e supportava gli operatori, sostenendoli nella progettazione e organizzazione del lavoro, nell’inserimento dei bambini disabili, ecc. Attualmente, pur mantenendo, e anzi incrementando questo ambito, l’intervento del coordinatore si rivolge, forse più fortemente che in passato, all’ambito del rapporto con le famiglie caratterizzandosi con interventi e iniziative di sostegno alla genitorialità; questo a fronte delle modificazioni socio familiari che richiedono azioni mirate per rispondere ai bisogni emergenti. Spesso, ad esempio, il coordinatore pedagogico e interpellato direttamente dai genitori che richiedono un confronto per affrontare problematiche specifiche, o viene chiamato in causa dagli educatori per sostenerli nelle relazioni con le famiglie.

Contraddizioni e omogeneità dei luoghi educativi

Marisa Musu Giornalista, direttore del “Giornale dei genitori” Io, dei luoghi dove si educa nella società contemporanea non so assolutamente nulla. Mi è capitato abbastanza recentemente di trovarmi in un villaggio mozambicano (mi è capitato per ragioni di lavoro, dato che faccio la giornalista) dove ero la prima persona bianca…

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A tre anni si fa ricerca

Francesco Tonucci Vogliamo tentare una descrizione delle fasi per cui passa l’educazione dei 3-6 anni, non in senso storico (dalla sua istituzione a oggi), ma nel suo crescere verso una sempre più adeguata risposta alle esigenze del bambino di quell’età, per collocare in questo evolversi la nostra esperienza….

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Teatro

Remo Rostagno Critici teatrali da mezzo mondo, alla Biennale teatro di Venezia per “Un paese”, lavoro pensato, fatto, scritto e detto da trenta ragazzi di una quinta elementare della periferia di una grande città. Uno spettacolo costruito con il musicologo Sergio Liberovici e raccontato in un .libro pubblicato dalla Nuova…

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