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Bambini: non è più tempo di favole.

«C’era una volta…». Così iniziavano le favole… Ma oggi, al tempo di internet, app e televisione, i nostri bambini leggono ancora le favole che hanno per protagonisti eroi pronti a tutto per far trionfare il bene? Negli Stati Uniti la National Rifle Association, un’organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco, sul suo blog ha iniziato a riscrivere i classici per bambini mettendo in mano ai protagonisti fucili e pistole. E che dire delle favole “gender” che sono state al centro di polemiche in alcune scuole in Veneto e in Toscana?

La cultura, fattore imprescindibile per la socializzazione emotiva nel contesto scolastico

Lisanna Gessi
I processi di socializzazione emotiva che interessano il bambino sono mediati da interazioni e da contenuti osservati attraverso le lenti culturali proprie del singolo, della famiglia e della cultura d’appartenenza. Questi processi non si esauriscono nel contesto famigliare, trovano nella scuola un luogo elettivo nel quale realizzarsi; la fiaba costituisce uno strumento ricco di potenzialità perché gli allievi instaurino uno scambio di emozioni, conoscenze e credenze.

Perché dobbiamo raccontare storie ai nostri bambini

Massimo Ammanniti

Una ricerca americana conferma che i piccoli a cui gli adulti leggono favole, sviluppano maggiori capacità intellettive

Per generazioni e generazioni i genitori hanno giocato con i figli che iniziano a comprendere le parole, insegnando le parole delle illustrazioni dei libri che vengono poi ripetute dai bambini. Quando poi i bambini crescono i genitori raccontano oppure leggono delle storie o delle favole. Sono giochi che i genitori fanno spontaneamente e che ripropongono anche perché i bambini si divertono molto nell’interloquire con i genitori. Forse oggi qualcosa sta cambiando, i bambini hanno una specie di attrazione magnetica per lo schermo del cellulare o del tablet e dimostrano fin dai primi anni una particolare abilità nel maneggiarli. Sono giochi molto più solitari in cui viene stimolata e messa alla prova l’abilità personale, ma si perde lo scambio con i genitori.