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La scommessa linguistica: valorizzazione della lingua d’origine e sviluppo delle competenze in L2

La scommessa linguistica: valorizzazione della lingua d’origine e sviluppo delle competenze in L2

Come rispondere ai bisogni in evoluzione dei bambini di madrelingua non italiana? come dare riconoscimento e accoglienza alle differenze nei servizi prescolastici?
Roberta Nepi, in questa intervista, richiama l’esigenza di nuove strategie e della ri-organizzazione dei saperi e delle didattiche.

Differenziazione educativa come segno di qualità nei servizi in Germania

Enea Nottoli

La forte differenziazione dei servizi educativi tedeschi ne costituisce un segno distintivo e perlopiù una ricchezza. In alcuni casi, invece, le diversità delle famiglie e dei bambini non sono sufficientemente rappresentate dai servizi; anche la partecipazione dei genitori, poco incisiva, è un elemento da considerare in ottica di miglioramento.

Lingua madre

Arturo Ghinelli

“Do legui is mei che uan”. Quanto dovranno aspettare questi ragazzi, anche quelli nati in Italia, per poter studiare e formarsi in un ambiente non monolingue?

Anton nella presentazione che ha scritto, da condividere con i compagni del gruppo di L2, dice di sè: “Ho 15 anni, sono moldavo, sono in Italia da sei mesi. Faccio la scuola Cavour in 2A. Parlo moldavo, russo e l’italiano, studio inglese e francese. Abito a Modena”.

A case for using indigenous children’s literature for emotion socialization in schools (seconda parte)

Il legame tra i luoghi e le persone può evocare, e spesso è associato, a forti emozioni nel mondo materiale. Questo può anche essere visto, ed è rappresentato, nel mondo della finzione dei libri per bambini. La ricercatrice di letteratura infantile, Clara Bradford spiega che i luoghi sono strettamente intrisi di significati; sono legati con la politica, le ideologie e le pratiche sociali e identitarie, e ciò è osservabile in Fiddler Dancer. Io propongo che questi sono fortemente investiti anche dalle emozioni. Quando incontriamo Nolin per la prima volta, lui sta sorridendo e mostra speranza da una parte e dall’altra e prova a imitare la danza di suo nonno e di altri a un evento di fine anno Mètis. Nolin è collocato in mezzo ai suoi fratelli, e stanno partecipando a un’attività collettiva.

A case for using indigenous children’s literature for emotion socialization in schools (prima parte)

Un caso di utilizzo di letteratura per l’infanzia per la socializzazione emotiva nelle scuole

 

Barbara McNeil, Faculty of Education, University of Regina, Canada.
Basato sulle teorie dello sviluppo, questo articolo sostiene che la scuola è un luogo significativo per l’acquisizione della cultura e per il processo di socializzazione emotiva, e, attraverso i libri, in particolare i libri di favole, i bambini sono facilitati nell’apprendimento, nell’identificazione delle emozioni e nella conoscenza del funzionamento del loro contesto relazionale. L’autrice parte dalla prospettiva che insegnare e imparare circa le emozioni non è mai un processo neutro; esse infatti possono essere descritte come un costrutto complesso, dialettico e influenzabile dalla storia, dalle relazioni di potere e da altri fattori come la razza, la classe, il genere, e il linguaggio. Come mezzo per contrastare la svalutazione sociale, l’esclusione e la marginalizzazione, questo articolo propone un caso nel quale sono stati utilizzati testi per bambini che descrivono la cultura e i contesti familiari di un gruppo indigeno come i Métis del Canada. Questo mostra come è culturalmente rilevante e utile per lo sviluppo utilizzare libri di favole che siano ricchi di temi legati alle emozioni e un vocabolario che da utilizzare nelle scuole per insegnare le differenze culturali nel processo di socializzazione emotiva.

A case for using indigenous children’s literature for emotion socialization in schools

Un caso di utilizzo di letteratura per l’infanzia per la socializzazione emotiva nelle scuole

 

Barbara McNeil, Faculty of Education, University of Regina, Canada.
Basato sulle teorie dello sviluppo, questo articolo sostiene che la scuola è un luogo significativo per l’acquisizione della cultura e per il processo di socializzazione emotiva, e, attraverso i libri, in particolare i libri di favole, i bambini sono facilitati nell’apprendimento, nell’identificazione delle emozioni e nella conoscenza del funzionamento del loro contesto relazionale. L’autrice parte dalla prospettiva che insegnare e imparare circa le emozioni non è mai un processo neutro; esse infatti possono essere descritte come un costrutto complesso, dialettico e influenzabile dalla storia, dalle relazioni di potere e da altri fattori come la razza, la classe, il genere, e il linguaggio. Come mezzo per contrastare la svalutazione sociale, l’esclusione e la marginalizzazione, questo articolo propone un caso nel quale sono stati utilizzati testi per bambini che descrivono la cultura e i contesti familiari di un gruppo indigeno come i Métis del Canada. Questo mostra come è culturalmente rilevante e utile per lo sviluppo utilizzare libri di favole che siano ricchi di temi legati alle emozioni e un vocabolario che da utilizzare nelle scuole per insegnare le differenze culturali nel processo di socializzazione emotiva.

Nidi e scuole dell’infanzia come cantieri di cultura e di educazione alla cittadinanza

Monica Amadini (Università Cattolica di Brescia) La funzione educativa di nidi e scuole dell’infanzia ha conosciuto nel tempo diverse sfumature, aprendo alla possibilità di declinare il valore di tali servizi secondo molteplici prospettive: educativa, economica, sociale, culturale… Di fronte ai cambiamenti sociali, asili nido e scuole dell’infanzia hanno mostrato la…...


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