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L’altra metà del lavoro

Più cresce l’occupazione delle donne, più si crea reddito e più si fanno figli.
Ma pesa il divario “domestico” di genere: la fatica non retribuita è distribuita male. In particolare in Italia.
Va ricompensato e inquadrato il lavoro di cura femminile ?
E’ cambiato e come il modello di cura dei figli nelle società avanzate?
Quali nuove trappole per donne e uomini di nuova generazione alle prese con gli impegni genitoriali e il lavoro ?
L’ inchiesta di Elisabetta Muriti, giornalista di Ddonna La Repubblica, mette a confronto dati, voci internazionali, analisi, ricerche, proposte: dal lavoro femminile di cura retribuito, al part time e monte ore di cura non retribuito per tutti, fino agli investimenti per asili nido di qualità, per terminare con le solite “donne forti” che, bando ai sensi di colpa, alla fine ce la fanno sempre a gestire tempi, figli e lavoro.

Rette record e posti vuoti
La grande fuga dagli asili nido

Repubblica, mercoledì 5 maggio, ha dedicato un paginone inchiesta all’asilo nido con una presentazione del futuro come un disastro annunciato.

Abbiamo intervistato telefonicamente Aldo Fortunati, Direttore AREA EDUCATIVA dell’Istituto degli Innocenti di Firenze chiedendogli elementi più concreti per la lettura del fenomeno.

Novara – Le cure fisiche al nido

La ricerca di modalità individuali di avvicinamento al singolo bambino, nel rispetto delle sue abitudini, dei suoi bisogni e delle sue predisposizioni, nei momenti della cura quotidiana costituiscono un momento essenziale del progetto educativo.

Un giorno all’anno

Francesco Caggio

Ci sono giorni qualunque?

“Come accade la vita? È una questione di cui mi sono preoccupata presto… La vita si compone di innumerevoli, microscopici frammenti temporali. . .? Strano allora che non riusciamo a coglierla Dobbiamo riconoscere che è qualcosa di più della somma degli attimi. Più anche della somma di ciascun giorno. A un certo punto inavvertitamente, tutti questi giorni si trasformano in tempo vissuto”… (1)
Così C. Wolf ci richiama e ci ricorda che viviamo vivendo giorni, uno dopo l’altro, forse senza sapere, inconsapevolmente, che questi ci fanno, che li facciamo definendoli e definendoci attraverso di essi, accecati, come ci ricorda l’autrice, dalla realtà stessa in cui siamo e che compartecipiamo a costruire in un circuito che si autoalimenta, spesso nel silenzio. E questo silenzio sui giorni vissuti, come se ogni giorno fosse lo stesso giorno di ogni giorno, ripetuto e ripetibile (e questo ovviamente tanto più rischia di accadere nelle istituzioni) trascina con sé soprattutto il quotidiano che io apprezzo tanto. Dove? Nell’oblio.

Perdere tempo…

Il tempo degli insegnanti Capita oggi di ascoltare, nei racconti degli insegnanti, che si sentano oppressi da mille richieste: “la scuola è diventata un progettificio”, si lamentano. Per accontentare le aspettative dei genitori, per adempiere a compiti amministrativi, per essere “efficienti”, si dedica molta attenzione agli aspetti più visibili della…

Chi ha ancora voglia di perdere tempo con i bambini?

Appunti per una pedagogia della lentezza Francesco Tonucci Istituto di Psicologia del CNR Per andare da Roma a Firenze si può percorrere la Cassia. Questo non rappresenta solo un trasferimento, ma significa passare per paesi e cittadine, attraversare paesaggi diversi, vedere, incontrare. Significa fermarsi, rallentare e accelerare, stupirsi e arrabbiarsi….

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Non ho tempo

Ritmi di lavoro e comunicazione nella pratica televisiva Marco Giusti Autore di programmi televisivi Pesto presto. Quando sono stato invitato al convegno sulla lentezza che si sarebbe tenuto a Firenze, ho accettato senza problemi. Tutto il mio lavoro è basato sulla rapidità; e sul tempo. Rapidità di esecuzione, tempo che…

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