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… un giorno tra noi tornerà la pace

Ursula Gruner

Formatrice


Sono un albero millenario.
Dall’alto dei miei rami ho visto arrivare i dinosauri, i primi uccelli
e poi uno strano animale chiamato “uomo”,
amico del fuoco e nemico della foresta.
Per la prima volta nella mia vita ho avuto paura,
ma so che un giorno tra noi tornerà la pace.

Mickaël El Fathi, Moabi, Terre di Mezzo editore

 

 

Gli adulti dovrebbero essere i primi a leggere i libri per bambini e ragazzi, i cui temi sono spesso urgenze attuali. Gli autori della letteratura per l’infanzia pongono un’enorme speranza nelle generazioni future, ma se i piccoli non possono imparare dalla vita degli adulti, dove trovano la guida per la loro formazione? David Grossman afferma che dalla lettura di un buon libro dovremmo emergere cambiati. In quest’ottica, consiglio a tutti, piccoli e grandi, di leggere MOABI, un appello a salvagurdare le foreste.

MOABI, maestoso albero africano, nell’omonimo albo illustrato diventa simbolo di tutti gli alberi e del rapporto tra natura e umanità. Mickaël El Fathi, artista marocchino-francese, qui firma come illustratore e autore e ha creato con questo libro un affascinante monumento agli alberi e alla foresta. Le illustrazioni hanno una bellezza particolare, lo stile personale di El Fathi sembra attingere alla tradizione naïve africana e all’espressionissmo europeo. Le prospettive stupiscono, a volte al primo sguardo disorientano, l’osservatore sale sulle chiome degli alberi o segue le radici che si allargano fra le pietre. Il tutto a colori sgargianti, allo stesso tempo armonico e con un forte carico emotivo. L’orginalià e il così personale tratto illustrativo fanno di ogni tavola un quadro di una grande forza narrativa. Protagonista del libro è l’albero africano MOABI, una specie di albero altissimo che può vivere fino a 1000 anni. Il suo legno è pregiato e perciò è stato sfruttato per secoli ed esportato in Europa. MOABI è il protagonista e racconta in prima persona la sua vita come fosse un mito di creazione. Il risveglio del piccolo seme e lo sviluppo evolutivo che ogni nascita rievoca diventa qui un viaggio simoblico per tutte le foreste e l’umanità. Lui, l’albero più vecchio e più alto della foresta, ha l’autorevolezza e sapienza per raccontarne il lento e intenso sviluppo. “Eppure all’inizio non ero che un piccolo seme portato dal vento.”
Come ogni inizio, anche questo è pieno di insidie e incertezze, le intemperie possono spazzarlo via “.. divenni un germoglio. Davvero fragile.”, e poi “Ricordo ancora il mio primo ramo. Ero così fiero.”
Il testo è essenziale, accenna un pensiero ma rimane come sospeso, come una poesia delicata simile ad un vento che attraversa la foresta. l’abile gioco fra parole e illustrazioni lascia ampio spazio all’immaginazione del lettore, che può reinventare la storia che legge attraverso il proprio immaginario e vissuto. Il testo è ricco di emozioni che vengono narrate dall’albero e dai colori, ogni pagina apre uno scenario teatrale. Qui vorrei fare un inciso riguardo l’argomento delle emozioni, dato che spesso mi viene chiesto di fare una bibliografia sul tema dell’educazione emotiva. Infatti, ci sono tanti albi illustrati che trattano esplicitamente di rabbia, paura, gioia, ma vorrei sottolineare che non esiste una narrazione o albo illustrato che non abbia un carico emotivo. Perciò ritengo molto importante leggere una grande varietà di narrativa perchè in ogni racconto possiamo specchiare il nostro panorama interiore e conoscere vari modelli per viverlo. La storia dell’antico albero diventa una scuola del mondo emotivo senza volerlo insegnare. Invece di parlare di un’emozione o uno stato d’animo, qui veniamo confrontati con un vasto panorama interiore e troviamo modi e parole per esprimerlo. Raccontare storie è sempre un’arricchimento emotivo, un ampliare esperienze e sviluppare strategie per elaborare i vari stati d’animo senza che le facciamo oggetto delle nostre riflessioni in modo esplicito. Il racconto è piuttosto una forte occassione di dare nome alle proprie gioie, paure, timori e speranze che possiamo vivere attraverso la narrazione e l’illustrazione. Inoltre, leggendo, sperimentiamo vissuti che formano un bagaglio emotivo da cui possiamo attingere nel momento in cui attraversiamo situazioni simili.
Torniamo al nostro albero e alla foresta vergine. L’albero racconta l’arrivo degli animali “Ben presto sulla Terra si diffusero dei piccoli animali. Poi ne comparvero di così grandi che, quando allungavano il collo, riuscivano a sussurrare i loro segreti alle mie foglie.” Presto ne compare uno che “Si era drizzato sulle zampe posteriori…Sprovvisto di peli, soffriva il freddo. E aveva paura delle bestie feroci, poveretto. Allora divenne amico del fuoco e nemico di tutti gli altri.”
Dopo poche pagine, il racconto arriva ai giorni nostri; il bosco nativo e gli uomini sono schierati uno contro l’altro. La moltitudine degli alberi rappresentati come un popolo variopinto e inerme di fronte alle barche che arrivano minacciose di un blu scuro sulle acque arancione/rosso, una sottile linea azzurra separa la parte degli alberi da quella delle barche. Uno schieramento di guerra? “E, per la prima volta dopo millenni, tremai.”, l’albero ci rappresenta la paura della natura di fronte all’arrivo dell’uomo. L’autore invece chiudere con un messaggio di speranza e una richiesta di impegno: “Però sono sicuro che un giorno l’uomo verrà non per tagliare il mio legno, ma per fare pace con la foresta.”. Non possiamo più aspettare questo giorno!

Leggiamo per educare al rispetto e alla convivenza con la natura, per poter vivere e lasciare un ambiente vivibile per le future generazioni. Ricordiamo ancora Grossman: ogni buona lettura dovrebbe cambiare il lettore.

 

Ursula Grüner organizza e tiene corsi di formazione per: educatori, pediatri, genitori e tutti gli interessati a promovere la letteratura per l’infanzia

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