Login
Registrati
facebook
Google+

Un incontro “vulcanico” da cui nacque una nostra speciale didattica del modellismo

Roberto Lattini

Ricercatore


Era trascorso un anno da quando ebbi l’idea di realizzare la mia prima mostra di modellismo presso i locali del Michelin sport Club di Torino Stura , stabilimento dove lavoravo, ora ad un anno di distanza ero nella sede di corso Umbria, dove avevamo creato il laboratorio e sala riunioni della sezione Modellismo.

Con stupore fui chiamato dalla segretaria che mi avvisava che sarebbero arrivati dei visitatori di un Centro della Cultura per parlarmi, quello che mi stupiva e come avessero saputo di noi come giovane gruppo modellistico e soprattutto chiedendo di me.

Li ricevetti nella sala biblioteca del Michelin Sport Club, sala in uso per la lettura e riunioni di servizio del MSC. Si trattava di Giancarlo Perempruner e di Paola Catta e cominciammo la nostra conversazione.

Perempruner era il direttore del Centro, nominato dal Comitato Italiano per il Gioco Infantile (CIGI), che lo gestiva in convenzione col Comune di Torino.

Perempruner invitò il mio gruppo a partecipare alla mostra dedicata al modellismo nella sede del Centro per la Cultura Ludica per l’inaugurazione delle sue attività, la mostra era organizzata da un certo Franco non ricordo il cognome, so che aveva un negozio di giocattoli e modellismo in una via adiacente a Piazza Statuto.

Accettai volentieri l’invito e chiesi chi avesse dato il mio nome, mi fu riferito che fu il dottor Ferrarotti , direttore dei servizi educativi comunali, infatti il centro era suddiviso per sezioni, ed una di questa era dedicata al modellismo.

La mostra fu esposta presso i locali al piano terra dell’edificio sito in via delle Magnolie, adiacente alla scuola dei Vigili Urbani, quattro aule con modelli siti in vetrine del Comune; una bella esposizione dove oltre i nostri pezzi ne erano esposti molti di altri Club Torinesi.

Mentre una esposizione sul gioco e il giocattolo, si svolgeva presso il Palazzo Vela di Torino da dove con navette portavano i visitatori a visitare il Centro per la Cultura Ludica. Fu la prima Biennale del gioco e del giocattolo, anno 1988.

Dopo questo evento gli incontri con Giancarlo si fecero più assidui, uomo da un forte carattere di comando, ma con una voglia di giocare che mi aveva colpito, mi piaceva trascorrere delle intere ore a chiacchierare sia sul modellismo che sul gioco popolare, dove i miei trascorsi infantili riaffioravano, la Paligia per colpire il mazzo di figurine posto ad una decina di metri, i noccioli delle pesche o cinque pietre, per lo stesso gioco, il Cirimela, giochi ai quali avevo partecipato nella mia infanzia; ma il fatto interessante era la voglia di Giancarlo di comprendere il modellismo, arte particolarmente perfetta, basata sulle scale di grandezza, riproducendo un oggetto reale rimpicciolito.

Idea del dottor Ferrarotti era che venisse introdotto nel centro un laboratorio di modellismo, opposto al modellismo di Giancarlo, che ricostruiva i modelli del gioco popolare come da piccoli li realizzavamo noi ragazzi, senza tener conto della precisione degli oggetti, come le spade di legno, gli archi e le frecce di nocciolo, automobili, di cartone, di legno e del materiale più disparato si potesse trovare, ma come ho detto, senza cognizione delle scale riproduttive e dei relativi calcoli matematici.

Giancarlo aveva già parlato con altri modellisti, ma da quello che avevo capito non era rimasto soddisfatto; cosa che con me non ebbe difficoltà ad ottenere; essendo abituato alle sfide accettai volentieri di essere inserito nel suo staff nonostante il mio impegno lavorativo nella sezione modellismo del Michelin Sport Club, dove assieme ad un socio la dirigevo.

Cominciarono varie riunioni, venni presentato al dottor Ferrarotti e al dottor Amilcare Acerbi, presidente del CIGI, e si cominciò a lavorare sul laboratorio e a preparare e svolgere corsi con i docenti di scuole elementari e medie.

Cominciò così la mia avventura di consulente del Centro per la Cultura Ludica di Torino e a breve con la seconda Biennale del Gioco e del Giocattolo esponemmo, organizzata da me, una mostra di ben 400 metri quadri e relativo laboratorio di 16 metri quadri con utensili di ogni tipo, dalla sega a bindello, il lapidello, i trafori elettrici e a mano, sgorbie e attrezzatura varia da modellista, creando durante l’apertura al pubblico un modello di nave, tutto presso il Palazzo Vela.

La collaborazione con il Centro assieme al dottor Ferrarotti, al dottor Acerbi e al direttore del Centro Perempruner durò molti anni con mostre ludiche di Giancarlo e mostre di modellismo, laboratori ai docenti, che proseguirono anche dopo che Giancarlo ci lasciò per una grave malattia. Proseguimmo comunque il lavoro sempre sotto le direttive del dottor Ferrarotti e attorno alle sue riflessioni inerenti il mondo ludico.

Anche ora che Ferrarotti e Perenpruner non ci sono più proseguo l’attività di didattica del modellismo con Acerbi, ricordando i tempi passati, certo, ma cercando di creare per il futuro iniziative che meritino di essere realizzate, sia nel Centro che altrove.

 

print

Un commento su “Un incontro “vulcanico” da cui nacque una nostra speciale didattica del modellismo”

  1. L’incontro con G. Perempruner e, successivamente, con W. Ferrarotti ed A. Acerbi non poteva che essere “vulcanico” in considerazione della comune passione per il gioco, per la manualità e per l’inventività, aspetti nei quali coinvolgere piccoli e grandi ed attraverso i quali educare i bambini. Accostare il modellismo e la realizzazione di giocattoli con oggetti appartenenti all’ambiente, in particolare al mondo naturale, pare paradossale, in realtà si tratta di percorsi che sollecitano funzioni ed operazioni cognitive diverse ma correlate. Nel modellismo sono importanti la precisione e le proporzioni perché ci sia una somiglianza tra l’originale e il modello mentre nella costruzione di giocattoli con elastici, gusci di noce o pezzetti di legno è importante il funzionamento per l’applicazione ludica; nel primo caso si esercitano il confronto, la seriazione, la misurazione e il calcolo, mentre nel secondo occorre avere in mente la tipologia del giocattolo e saper cercare gli oggetti adatti; nel primo caso si adoperano strumenti di precisione come le sgorbie, nel secondo si ricorre a forbici e coltelli; nel primo caso si cerca di raggiungere l’uguaglianza, seppur in proporzione, mentre nel secondo occorre essere originali per trasformare oggetti naturali in materiale ludico per giocare. In entrambi i casi in ogni caso si vive il piacere di misurarsi con se stessi per raggiungere e condividere uno splendido divertimento o costruendo un modello il più simile possibile all’originale o inventando un giocattolo con quello che si trova in natura, raggiungendo un esemplare unico anche se imitabile. Secondo Ferrarotti il bambino va avvicinato sia al modellismo che alla realizzazione di giocattoli che richiedono inventiva e ingegnosità per esercitare tutte le funzioni cognitive e per testare gli individuali stili cognitivi.
    Milva Capoia

Lascia un commento