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Un laboratorio esperienziale: le parole del cibo

Roberta Nepi


Italiano L2 nella prima infanzia

 

Il gioco come strumento di conoscenza

I servizi educativi per l’infanzia si configurano come gli ambienti privilegiati per osservare e promuovere lo sviluppo delle capacità comunicativo-linguistiche: il contesto motivante e la presenza quotidiana consentono all’insegnante di intraprendere un percorso didattico coerente, cioè che assicuri elementi quali la ripetizione, la progressione, la sistematicità e la pertinenza. L’impossibilità di mantenere l’attenzione dei bambini per un lungo tempo, a differenza di un pubblico adulto, rende necessario trovare forme diverse per raggiungere lo stesso obiettivo. Occorre quindi proporre attività e giochi che creino interesse, motivazione, coinvolgimento, e scegliere materiali che prevedano una gamma di opportunità per sperimentare lingue e linguaggi in contesti che favoriscono e valorizzano la creatività, secondo un approccio che non può prescindere dall’azione. Al nido e alla scuola d’infanzia la ludicità, più che un metodo didattico, costituisce la modalità di conoscenza del bambino che, attraverso il gioco fa esperienza dell’ambiente, esplora e comprende il mondo in un atteggiamento caratterizzato da libertà, gratuità, piacere, creatività, manipolazione e sperimentazione. Il gioco, che costituisce lo sfondo per qualsiasi attività didattica, consente al bambino straniero di affrontare in un modo naturale e familiare anche l’apprendimento dell’italiano L2 e di coinvolgere nel processo tutte le sue capacità. L’educatrice deve quindi incentrare la didattica sulla “persona” considerando le caratteristiche particolari di questa tipologia di apprendenti:

  • dare spazio alla dimensione operativa della lingua, cioè “fa fare delle cose” ai bambini usando la lingua (costruire i materiali di un gioco, inventare un gioco, una canzone, una filastrocca), dando alla lingua il valore di strumento per l’apprendimento;
  • fare leva sui meccanismi di memoria implicita, proponendo un percorso di acquisizione linguistica in cui la lingua svolge il ruolo di veicolo per la crescita complessiva del bambino (cognitiva, culturale, sociale, semiotica, affettiva);
  • coinvolgere il bambino in tutta la sua persona, attraverso stimolazioni neurosensoriali che attivano più canali sensoriali, favorendo la formazione e la stabilizzazione di precisi canali nervosi, e la fissazione delle informazioni nelle strutture della memoria implicita.

 

L’esplorazione attraverso i canali sensoriali

L’attenzione alla creatività e la centralità del bambino, alla base della pedagogia nell’educazione alla prima infanzia, si uniscono con la fiducia nella didattica esperienziale, nel learning by doing, che attraverso la manipolazione, costruzione e realizzazione pratica coinvolge tutti i canali sensoriali, per passare poi gradualmente al livello astratto della lingua. In questo laboratorio l’insegnante ha proposto ai bambini un’attività di esplorazione attraverso l’uso dei sistemi sensoriali, abilità propedeutica a ogni esperienza, che risponde a molti bisogni dei bambini, stimola la loro creatività e sviluppa le competenze. Il bambino è costantemente immerso in una realtà fatta di svariati stimoli sensoriali (visivi, uditivi, tattili, olfattivi, gustativi) e l’uso dei sistemi sensoriali funge da pilastro per lo sviluppo cognitivo perché è toccando, osservando, ascoltando, gustando e annusando che il bambino inizia a esplorare e a scoprire il mondo che lo circonda. Si tratta di un’attività che favorisce non solo la conoscenza e la sperimentazione dei materiali diversi che sono proposti, ma stimola la curiosità dei bambini che scoprono così di poter intervenire sul mondo modificandolo. Simili esperienze didattiche favoriscono l’acquisizione di capacità percettive ma anche la capacità di esprimere sensazioni ed emozioni perché i bambini, stimolati a usare le mani e la bocca come strumenti di conoscenza della realtà e a toccare e assaggiare materiali dalle consistenze insolite, sperimentano nell’immediato il rapporto tra gesto e segno, causa ed effetto. Come tutte le attività didattiche, anche questa è organizzata dall’insegnante attraverso un approccio ludico perché il gioco costituisce l’unica modalità di conoscenza del bambino, è fonte di piacere, di emozione e di espressione affettiva. Attraverso il gioco l’educatrice può creare un ambiente autentico e significativo per il bambino, all’interno del quale può collocare precisi obiettivi formativi, anche linguistici. L’idea piagettiana che i bambini apprendono attraverso l’azione prima ancora di aver acquisito l’uso del linguaggio è confermata quotidianamente nelle strutture educative per la prima infanzia dove i bambini imparano a fare le cose e solo successivamente a verbalizzare cosa stanno facendo. Il legame e l’interdipendenza tra linguaggio e azione sono importanti e significativi fin dai primi anni di vita per aiutare i bambini a comprendere, capire, interiorizzare gradualmente la realtà circostante e il senso delle parole. Il linguaggio dell’insegnante durante l’attività consentirà quindi al bambino di introdurre nuove competenze, facilitato dal fatto che potrà legare più facilmente la parola al suo referente. Nell’apprendimento il bambino attiverà tutti i canali sensoriali e potrà meglio acquisire le parole se le assocerà a oggetti concreti, odori, sapori, esperienze sensoriali, rimanendo legato all’interpretazione del mondo concreto. Si tratta di un’attività ludica che dà spazio alla dimensione operativa, del “far fare delle cose” ai bambini in un contesto piacevole e motivante, di un’attività che offre la condizione migliore per l’acquisizione del lessico e della struttura della frase perché insegna al bambino a fare e a dire contemporaneamente.

 

Analisi dei materiali usati

L’insegnante ha proposto ai bambini cibi tra sé molto diversi quali spezie, verdure, frutta, formaggi, miele, cacao, sale, zucchero, alimenti più o meno conosciuti dai bambini. Attraverso l’osservazione, l’esplorazione e la ricerca, ha inteso ri-scoprirne le caratteristiche visive, olfattive, gustative e tattili, affinché le sensazioni prodotte potessero dare la possibilità ai bambini di trasformarle in nuove conoscenze e competenze. L’insegnante si è posta obiettivi formativi ma anche precisi obiettivi linguistici, sottolineando gli aspetti più pragmatici della lingua e mettendo in luce l’esigenza di soddisfare nuovi bisogni comunicativi. Il gioco sensoriale si conferma come una delle situazioni più autentiche nelle quali l’interazione adulto bambino offre una possibilità concreta di sperimentazione del linguaggio in relazione al contesto. Per i bambini è molto difficile descrivere il gusto di un cibo con termini chiari ed efficaci, spesso si limitano a buono o cattivo, una difficoltà che per i bambini di madrelingua diversa dall’italiano è ancora più evidente. L’esperienza condotta ha esercitato a riconoscere e nominare i sapori di base, ad apprezzare l’importanza dell’olfatto nell’assaggio, a distinguere le sensazioni diverse dal gusto che si avvertono in bocca e a non sottovalutare il tatto e la vista.

 

Metodologia: videoregistrazione e analisi delle interazioni

La videoregistrazione del laboratorio, metodo adottato dal progetto CLODIS, si è dimostrato lo strumento più adatto per rivivere e rivisitare le esperienze e comprendere meglio i contesti, le situazioni e le relazioni educative. In questa ricerca ha permesso l’acquisizione di una serie di informazioni relative alla qualità dell’azione educativa, alle reazioni e alle relazioni tra bambini e educatrici ma anche l’osservazione di comportamenti non verbali e ha consentito di meglio individuare quali fossero gli aspetti significativi. La trascrizione delle interazioni attraverso il sistema CA (Conversation Analysis, Atkinson e Heritage 1984, Jefferson 2004) con qualche adattamento (cfr. “Norme di trascrizione CLODIS”) ha permesso un tipo di trascrizione interazionale (con indicazione delle pause e delle sovrapposizioni di turni), paralinguistica (con indicazioni anche sull’intonazione, il tono, il ritmo ecc. solo se rilevanti per mostrare le caratteristiche del parlato del docente), multimodale (con descrizione anche degli elementi non-verbali della comunicazione).

 

Il linguaggio del cibo

L’insegnante ha proceduto a una scoperta guidata mettendo in evidenza prima l’elemento visivo, il colore, per poi sollecitarne l’odore, mentre ha lasciato completamente liberi i bambini di sperimentare i cibi secondo il tatto, il gusto e il rumore.

I bambini hanno associato un aggettivo a ogni sensazione visiva partendo dal colore: freddo (grigio, verde, azzurro, blu, viola); caldo (rosso, giallo, arancione); chiaro; scuro; tenue; vivace; vivo; brillante; intenso. Cominciando con il “toccare” il cibo, i bambini ne hanno constatato la consistenza ed hanno associato a essa parole ben precise (liscia, ruvida, morbida) e altre caratteristiche come appiccicoso, unto, gelatinoso, duro, morbido, sodo. Anche la temperatura ha fornito spunti importanti: caldo, freddo, tiepido, ghiacciato. Attraverso il gusto è stato possibile individuare una serie di aggettivi: dolce, salato, acido,amaro, piccante, aspro, dolciastro; forte, gustoso, squisito, croccante, crudo, cotto, puah! (come nel caso di un bambino che non riusciva a trovare l’aggettivo che indicasse il suo disgusto) ma anche molti verbi del gusto (mangiare, assaggiare, gustare, masticare, inghiottire, mordere, leccare, abbuffarsi,mi piace/non mi piace). Il lessico dell’olfatto è un senso poco esplorato: i bambini che normalmente tendono a percepire “odori” buoni e cattivi ma non sono abituati a coglierne le sfumature e le innumerevoli gradazioni. Attraverso un alto coinvolgimento personale e un’intensa motivazione sono riusciti a individuare aggettivi e verbi quali profumato, puzzolente, annusare, fa starnutire. In questa dimensione l’insegnante ha fatto ricorso al linguaggio non verbale per integrare il linguaggio articolato e fornire significati aggiuntivi, ricorrendo all’uso di suoni non verbali quali mugugni, risate e aspirazioni (mh, ah) che accompagnano le espressioni facciali a seguito dell’attività olfattiva.

 

Conclusioni

Il laboratorio sul cibo si è rivelato un ottimo strumento per la scoperta guidata di sensazioni ed emozioni, apprese e ricalate nella realtà; uno strumento con il quale aiutare i bambini nella creazione di un pensiero che successivamente procederanno a verbalizzare. Attraverso l’azione i bambini imparano, giocando, i fondamenti stessi della lingua e assimilano il gioco fonetico, le strutture grammaticali di base, il vocabolario; la padronanza di una lingua è sempre legata alle esperienze vissute e la qualità e la quantità di quelle esperienze possono fare una grande differenza. I bambini, in questo laboratorio sul cibo, hanno potuto associare la lingua al contesto in maniera divertente con un approccio quanto mai legato all’azione. Se i bambini italofoni hanno possibilità di entrare in contatto con una varietà strutturale e funzionale della lingua italiana anche nel contesto extrascolastico, i bambini stranieri hanno invece spesso come unico modello linguistico dell’italiano solo quello del nido la cui ricchezza strutturale e funzionale è necessaria al successivo successo scolastico.

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