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Un piccolo ago contro un grande rischio

Elena Cattaneo

Da quest’autunno, nidi e scuole accettano solo alunni vaccinati. L’obbligo è un rimedio doveroso al fallimento della persuasione dolce.

Il nostro cervello è uscito dalle caverne “solo” diecimila anni fa. Un periodo che, secondo storici della medicina e psicologi cognitivi, non è stato sufficiente ad abbandonare i (pre)giudizi accumulati nelle migliaia di anni precedenti, in cui l’uomo si limitava a pensare alla sopravvivenza e a rispondere alle emergenze. Non certo a prevenire malattie in una prospettiva di vita (inimmaginabile) di 85 anni. La lentezza e l’impreparazione (frutto della storia evolutiva) con cui il cervello assume decisioni razionali si scontra con la velocità delle opportunità e delle informazioni attuali. E i nostri circuiti vanno in tilt di fronte a parole come prevenzione, rapporto rischi/ benefici, probabilità e statistica.

Manca poco all’inizio della scuola. Da quest’anno, grazie alla legge promossa dal ministero della Salute, i bambini tra 0 e l6 anni dovranno rispettare l’obbligo vaccinale per iscriversi, dal nido in poi. Non c”è dubbio che l”obbligo sia un rimedio doveroso al fallimento della persuasione dolce. Ed è forse anche a causa del nostro “giovane” e “pigro” cervello che il dibattito è stato tutt’altro che semplice.

Si è invocata la “libertà di scelta”. Ma uno Stato non può consentire al cittadino di mettere a rischio la vita altrui. Se non vaccino mio figlio espongo a un pericolo i bambini che entrano in contatto con lui, in particolare quelli in età prevaccinale o con un sistema immunitario compromesso da malattie. Quando la copertura avrà raggiunto la soglia di sicurezza, pari per esempio al 95% per il morbillo, sarà la comunità ad autoproteggersi. Comprendo, da genitore, l’apprensione nel vedere un bambino sano sottoposto a un’iniezione, ma quella puntura annulla rischi reali di tragiche malattie infettive, somministrando un farmaco tra i più sicuri al mondo. Gli antigeni di cui sono composti i vaccini sono selezionati per sollecitare il sistema immunitario a riconoscere i patogeni e a reagire. Erano oltre 3mila antigeni in quelli di una volta. Sono meno di 100 per tutti i 10 vaccini oggi obbligatori. Pochi, se consideriamo che il sistema immunitario ci difende reagendo contro milioni di antigeni ogni giorno (una mano sporca può averne migliaia).

Le reazioni avverse gravi ai vaccini sono una su un milione e trattabili (edema, artralgia). Una comune aspirina può provocarne 1.500 di più. Non ci sono decessi correlati negli ultimi 20 anni, mentre nel XX secolo, quando i vaccini non esistevano, quasi 1,7 miliardi di persone sono morte per malattie infettive che oggi possiamo combattere. Nel mondo occidentale, dalla loro introduzione, le vaccinazioni di massa hanno salvato 500 milioni di vite (un’intera Europa) e tra il 2011 e il 2020 se ne salveranno altre 25 milioni. Anche in Francia, a causa di un calo delle vaccinazioni volontarie, si discute se estendere l’obbligo a 11 vaccini. E il Regno Unito si muove verso di noi, adottando quelli contemporanei multipli (esavalente). Di poliomielite e vaiolo abbiamo perso la percezione. Ma anche se non li vediamo, i virus sono intorno a noi. Li teniamo sotto controllo con i vaccini.

C’è un modo per aggirare le scorciatoie del nostro cervello? Chiediamo aiuto alla psicologia cognitiva. Alcuni studi suggeriscono che non è sufficiente correggere con numeri e basi scientifiche i falsi miti per rimuovere i pregiudizi. Anziché elencare le decine di studi che dimostrano che i vaccini non causano l”autismo, è più utile dare una nuova informazione. Per esempio, spiegare le possibili conseguenze di un “normale” morbillo: polmonite (50/o dei casi), difetti dell’udito. In un caso su mille, il virus può annidarsi nell’organismo e, anche anni dopo, causare una panencefalite subacuta sclerosante fatale. Un costo che, per una malattia evitabile, nessuno può realmente voler sostenere.

 

Elena Cattaneo, nata a Milano, è ricercatrice e docente di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e, dal 2013, senatrice a vita.

D La Repubblica, 2 settembre 2017

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Un commento su “Un piccolo ago contro un grande rischio

  1. chi non conosce il rispetto delle regole, chi ha dei pregiudizi, chi non capisce che la vaccinazione serve per un duplice scopo, tutelare i propri figli da possibili contagi e tutelare gli altri, bambini e adulti dal essere a loro volta contagiati da chi non è vaccinato, allora non è nient’altro che un incosciente, presuntuoso, incivile, irresponsabile; in una parola sola un ignorante. Quindi non merita alcuna attenuante.

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