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Un viaggio nei servizi prescolari di Aarhus in Danimarca

Non per camminare di più, ma per scoprire strada facendo l’invisibile nelle cose incontrate

(Duccio Demetrio).

 

 

È comunemente condivisa l’idea che la qualità dei servizi educativi è alimentata, oltre che dalla capacità di educatori e insegnanti di riflettere sul proprio lavoro, da percorsi formativi che prevedono anche uno scambio dialettico con colleghi che operano in realtà diverse, italiane ed estere. Guardare con curiosità e attenzione ad altre esperienze e pensare con consapevolezza e spirito critico al proprio approccio educativo, consente di trovare stimoli incoraggianti per una crescita professionale e per l’attivazione di processi di miglioramento dei propri servizi. In questo senso, una recente visita ai servizi prescolari danesi ha sollecitato delle riflessioni su temi cruciali del dibattito pedagogico che si sta sviluppando in Italia sull’educazione dei bambini di 0 – 6 anni: il diritto all’educazione fin dai primi anni di vita, le esperienze vissute in natura, la conoscenza della realtà e della vita e l’autenticità della relazione adulto – bambino.

 

Il sistema prescolastico danese

A livello mondiale la Danimarca, insieme alla Svezia possiede il maggior numero di servizi educativi per l’infanzia, riconoscendo ai bambini, fin dai primi anni di vita, il diritto di accedere all’educazione, intesa come opportunità di crescita e di emancipazione della persona. Infatti, il 95% dei bambini danesi di 3 – 5 anni frequenta la scuola dell’infanzia e l’80% di quelli di 1 – 3 anni frequenta il nido.

A livello generale, i servizi prescolari danesi sono costituiti dai nidi d’infanzia (Vuggestue, 6 mesi – quasi 3 anni), dalle scuole dell’infanzia (Børnehave 3 – 6 anni) e dagli istituti pre-primari comprensivi (Aldersintegrerede da 1 a 6 anni). Il rapporto numerico educatori bambini è di 1/3 al nido e 1/7 alla scuola dell’infanzia. Nei servizi 0 – 6 una parte degli educatori si occupa in modo stabile dei bambini del nido e una parte di quelli della scuola dell’infanzia. La formazione degli educatori prevede il conseguimento della laurea dopo un corso di studi universitari della durata di 3 anni e mezzo, che contempla, tra l’altro, un tirocinio pratico di circa 18 mesi. Dopo la laurea è possibile specializzarsi in particolari ambiti per offrire all’interno dei servizi interventi qualificati a bambini con disabilità, a quelli che manifestano un ritardo nello sviluppo del linguaggio o che non conoscono la lingua danese oppure per realizzare percorsi di educazione in natura.

L’orario di lavoro settimanale di un educatore è di 37 ore, di cui una riservata alle riunioni di coordinamento. Oltre agli educatori, ci sono degli assistenti diplomati che non hanno una formazione specifica, ma che una volta conseguito il diploma di scuola superiore scelgono di fare un’esperienza formativa all’interno dei servizi per l’infanzia, presso cui spesso si fermano a lavorare in modo stabile. Gli assistenti sostengono i bambini nelle loro esperienze, ma non si occupano dei rapporti con le famiglie, che competono agli educatori. Nelle “scuole nel bosco” e in quelle che sorgono nelle fattorie è possibile trovare, oltre agli educatori e agli assistenti, biologi o altri esperti che accompagnano i bambini in percorsi di educazione scientifica in natura. In ogni struttura c’è un responsabile pedagogico che coordina le attività, adempimenti amministrativi inclusi, e supporta gli educatori nel loro lavoro.

La modalità organizzativa adottata nella scuola dell’infanzia è, per lo più, quella del lavoro aperto, per cui le aggregazioni tra bambini sono libere, comprese quelle tra adulti e bambini. In tutti i servizi prescolari i bambini trascorrono parte della loro giornata all’esterno, stanno a contatto con la natura e gli ambienti naturali, fanno escursioni, visitano musei, biblioteche, aziende agricole, ecc. Fino a 10 gradi sotto zero dormono fuori perché è più salutare e preserva dalla trasmissione delle malattie.

Vengono organizzati momenti di incontro e scambio con i genitori ed è favorita la loro partecipazione alla vita dei servizi. Il “Consiglio dei genitori” di ogni struttura prende alcune decisioni su aspetti di tipo organizzativo, come, ad esempio, la fornitura dei pasti, a cui può provvedere il Comune o direttamente le famiglie portandoli da casa.

In alternativa a quelle pubbliche, ci sono delle istituzioni educative private per bambini di 3 – 10 anni, attivate da associazioni, famiglie o imprenditori e finanziate dalle municipalità.

L’istruzione obbligatoria dura dieci anni. I bambini hanno la possibilità di iniziare a frequentare la prima classe della scuola primaria in periodi diversi dell’anno scolastico, agosto, ottobre, gennaio o aprile, in base ai livelli di sviluppo raggiunti. Il primo anno di scuola (5/6 – 7 anni) – Børnehaveklasse – viene concepito come un periodo di transizione e contempla ancora forme di apprendimento centrate sul gioco per consentire ai bambini di sviluppare, senza forzature, le capacità necessarie per affrontare impegni scolastici più strutturati.

 

Educare in natura: la Scuola nel bosco

Un aspetto qualificante dell’approccio pedagogico danese per l’età prescolare riguarda il rapporto con la natura, che trova nella “scuola nel bosco” l’esperienza più significativa e conosciuta. La “scuola nel bosco” è un servizio comunale per bambini di 3 – 6 anni, nato una quindicina di anni fa come progetto pilota per sopperire all’esubero di iscrizioni alla scuola dell’infanzia e consentire ai bambini di fare esperienze a contatto con la natura, considerata l’ambiente di vita, di gioco e di crescita più adatto a loro. Attualmente in Danimarca ci sono circa 600 “scuole nel bosco”, dove lavora una buona percentuale di educatori maschi, incoraggiati ad investire in questa professione per la particolarità delle esperienze che i bambini vivono negli ambienti naturali.

Alcune di queste scuole non hanno a disposizione un edificio vero e proprio, ma un rifugio per situazioni di emergenza quando il clima è particolarmente rigido o sfavorevole e dove mettono a riparo materiali, arnesi, strumenti, ecc. Il più delle volte e soprattutto in città, i genitori accompagnano i figli in un “centro di raccolta”, da cui i bambini partono in pullman per raggiungere la “scuola nel bosco”, dove trascorrono l’intera giornata, per poi tornare al “centro di raccolta” nel pomeriggio. La tipologia delle scuole nel bosco varia a seconda del luogo e delle risorse che offre il territorio. Ad esempio, l’Ajstrup Skole, che sorge in una località di Aarhus, è un’ex scuola primaria di circa mq 1.400 con degli spazi ben organizzati e dei laboratori per attività grafico pittoriche, creative, teatrali, ecc., che consentono ai 120 bambini che la frequentano di svolgere delle attività all’interno, oltre che all’esterno. La scuola è circondata da due ettari di bosco dove è possibile trovare collinette, tronchi, balle di paglia da cui saltare, capanne, aree boschive, animali domestici come galline e capre, l’orto da coltivare, spazi dove accendere il fuoco e un teatro per rappresentazioni all’aperto.

I bambini sono liberi di muoversi negli spazi interni ed esterni e di dedicarsi alle attività che suscitano il loro interesse. Non c’è una suddivisione dei bambini in gruppi prestabiliti, ma le aggregazioni sono libere e spontanee. Sia dentro che fuori c’è sempre un adulto con loro, che accompagna e sostiene le loro esperienze e scoperte. Il momento del pranzo ha una forte valenza educativa e può avvenire sia dentro che fuori a seconda delle condizioni atmosferiche e della volontà dei bambini, che possono partecipare alla preparazione delle pietanze. I bambini raccolgono bacche, mirtilli, ecc. con cui preparano delle marmellate che mangiano a scuola; danno da mangiare alle galline, raccolgono le uova e le portano a casa e quando le galline vengono uccise, possono aiutare gli adulti a privarle delle penne e delle interiora. Pedagogisti ed educatori danesi sostengono che i bambini devono confrontarsi con la realtà e sapere che non tutto è bello o va a lieto fine. Questo li renderà più consapevoli, forti e resilienti, capaci di affrontare la vita e le sue avversità, ma anche di apprezzare le piccole cose e ciò che possiedono.

Sono convinti, inoltre, che le esperienze e le sfide vissute a contatto con la natura favoriscano nei bambini l’acquisizione di una maggiore fiducia in se stessi e nelle loro possibilità, che viene poi trasferita in altri ambiti della vita. I bambini mostrano di apprezzare il senso di libertà e di indipendenza che sperimentano quotidianamente in quell’ambiente naturale e selvaggio: si arrampicano sugli alberi, si interessano alla vita degli animali e delle piante, fanno, sperimentano, provano e riprovano maneggiando materiali e attrezzi, pongono domande, formulano ipotesi, socializzano, condividono, ecc. Gli adulti consentono ai bambini di correre dei rischi, ponendo comunque dei limiti che loro imparano a rispettare e a riconoscere come situazioni potenzialmente pericolose. I bambini appaiono sereni, interessati e contenti e quando accendono il fuoco, riscaldano il pane e lo mangiano assieme, l’atmosfera è hygge, un termine danese per definire uno stile di vita, uno stato emotivo e mentale di benessere, intimità, piacevolezza, soddisfazione.

Una proposta che caratterizza l’offerta formativa dell’Ajstrup Skole è il laboratorio di teatro, per il quale è possibile contare sulla collaborazione di esperti e drammaturghi. Viene proposto settimanalmente sotto forma di gioco, in spazi dedicati e opportunamente attrezzati, sia all’interno della scuola che all’esterno. Nel corso della rappresentazione, tutti i bambini, anche quelli che assistono allo spettacolo, possono condizionare l’evoluzione e il finale della storia con i loro interventi. Per rendere partecipi le famiglie delle esperienze vissute dai figli e di alcuni progetti realizzati durante l’anno, gli educatori predispongono forme di documentazione fotografica, che vengono messe a disposizione dei genitori sia nella scuola nel bosco sia al “centro di raccolta”.

In Danimarca esiste, poi, un’altra tipologia di servizi per l’infanzia per bambini di 0 – 6 anni, molto simile alla “scuola nel bosco”, che sorge all’interno di aziende agricole o zootecniche ubicate in un contesto rurale. Sono strutture dotate di spazi interni ed esterni organizzati per i bambini, con zone coltivate ed aree dedicate all’allevamento di animali da fattoria. Le scuole all’interno delle fattorie, però, negli ultimi anni sono diminuite perché troppo costose.

 

Conclusioni

In un’era in cui le scoperte tecnologie stanno invadendo il mondo dell’infanzia, l’esperienza danese ci porta a considerare quanto sia importante riavvicinare i bambini alla natura per favorire lo sviluppo della creatività, dell’emotività, della capacità di risolvere i problemi e per l’acquisizione di abilità motorie, linguistiche e sociali. Questo soprattutto quando il gioco in natura mantiene le caratteristiche della libera scelta, del coinvolgimento, della motivazione, del piacere, dell’impegno, dell’incertezza, dell’imprevisto e della condivisione sociale. I bambini amano i luoghi selvaggi, inaspettati, misteriosi, ecc., che suscitano emozioni, curiosità e voglia di esplorare, oltre a quella seduzione cognitiva che favorisce l’attitudine alla ricerca e al pensiero riflessivo, stimolando connessioni e collegamenti funzionali ai processi di apprendimento.

Per questo non si dovrebbe riservare alle esperienze in natura un tempo marginale, ad esempio solo nella bella stagione o al termine della giornata, come accade ancora in molti servizi educativi. Si dovrebbe, invece, permettere ai bambini di godere quotidianamente delle possibilità che offrono gli ambienti naturali, riprogettare gli spazi esterni di nidi e scuole dell’infanzia pensando alle esperienze motorie, percettivo sensoriali, esplorative ecc. che i bambini possono vivere in natura, organizzando per loro nelle aree esterne percorsi interessanti, accattivanti e sorprendenti.

Nei servizi prescolari danesi si vede, inoltre, coerentemente interpretata dall’agire educativo dell’adulto l’idea di un bambino dotato di competenze e protagonista del processo di crescita. Gli educatori, infatti, permettono ai bambini di confrontarsi con la complessità della vita reale, con eventi dolorosi come la perdita e la morte, favorendo attraverso un ascolto autentico e una condivisione delle emozioni lo sviluppo di quella forza interiore che li porterà ad essere resilienti. Danno ai bambini la possibilità di prendere delle decisioni che li riguardano in una cornice stabilita dagli adulti, che ne definiscono limiti e campo di azione. Uno stile educativo più democratico, che modifica il rapporto di “potere” tra bambini e adulti, promuovendo nei bambini autonomia, sviluppo dell’autostima e della fiducia in se stessi.

 

Maria Antonietta Ungaro

Coordinatrice psicopedagogica

Comune di Abano Terme

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Documentazione:

Viaggio studio – Aarhus

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