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Uno più uno è uguale a…?

Un’esperienza di dialogo culturale e progettazione partecipata con le famiglie e le scuole dell’infanzia

Ginevra Rella, Wilma Fontanari, Sara Nicolini – Coordinamento Pedagogico Cooperativa Pro.Ges. Trento

L’esperienza presentata è un progetto di dialogo culturale e progettazione partecipata con le famiglie e le scuole dell’infanzia.

Nella relazione con le famiglie, la Cooperativa Pro.Ges. Trento ha scelto di investire nella progettazione di un percorso di condivisione del progetto pedagogico e di negoziazione del progetto educativo e organizzativo, nel riconoscimento delle reciproche culture educative. Il percorso ha inoltre investito la dimensione della continuità 0-6 nell’ottica di valorizzare le famiglie quali protagonisti e mediatori dell’esperienza del bambino, in un contesto di investimento nella costruzione di spazi di dialogo culturale con la scuola dell’infanzia.

La progettazione coinvolge 11 nidi d’infanzia comunali gestiti dalla Cooperativa Pro.Ges. Trento nei comuni di Trento, Rovereto, Bondo, Baselga di Piné, Isera, Predaia; frutto della storia dei servizi stessi e del territorio in cui sono inseriti, si è articolato e consolidato in particolar modo nell’anno educativo 2014/2015.

I nostri riferimenti teorici ci indicano di:

  • superare il sostegno alla genitorialità, per porci in ottica di promozione;
  • superare un’intercultura che parla di accoglienza del diverso, per aprirci al riconoscimento autentico delle diverse culture di cui ciascuno è portatore;
  • co-costruire un’alleanza” con la famiglia … anzi, con le famiglie!
  • Investire in ottica di “continuità 0-6” in un territorio in cui la normativa, la storia dei servizi e degli enti gestori hanno portato nel tempo a delineare strade molto distinte tra nido e scuola d’infanzia.

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Ma quali strumenti per queste sfide, quali vie da percorrere? Utilizzando una metodologia progettuale e valorizzando riflessività, capacità osservativa e apertura al cambiamento dei gruppi di lavoro, abbiamo ri-progettato e messo in atto nuove prassi sia relativamente all’inizio della relazione con la famiglia (la fase di ambientamento) che durante l’anno educativo.

Abbiamo progettato e proposto una modalità di ambientamento con una lunga permanenza iniziale del genitore, in cui i momenti di cura sono proposti più volte dal genitore stesso, con il graduale inserirsi dell’educatrice.

Il distacco è graduale e realmente attivo: si è messa a fuoco l’importanza dei primi distacchi orizzontali, mentre il genitore è ad altezza bambino e il bambino inizia a volgere la sua attenzione al contesto attorno, distacchi verticali, proponendo alcune sedute ad altezza adulto ove i genitori rimangono all’interno della sezione raggiungibili, con lo sguardo o fisicamente, dai bambini stessi; i primi saluti, con tempi assolutamente concordati con il genitore stesso.

Questa modalità ha portato a vivere gli ambientamenti con maggiore serenità da parte di tutti i partecipanti. Nello specifico, il genitore presenta il suo bambino al nido e il nido al suo bambino, arrivando a vivere il prima persona la quotidianità educativa, dialogando e interrogando le educatrici su azioni e scelte educative. È qui che si inizia a presentare il progetto pedagogico alle famiglie e si dialogano il progetto educativo e organizzativo del servizio. Si tratta di un processo di negoziazione delle pratiche di cura (Vanderbroeck): non pensando di arrivare necessariamente a una condivisione sul piano dei valori, quanto aprendo un confronto sui reciproci progetti educativi (del servizio e della famiglia) e investendo in un processo di negoziazione delle prassi nell’interesse del bambino, facendo dialogare continuità e discontinuità in modo costruttivo. Un nodo critico si è rivelato talora essere la riflessione sui confini del servizio, sui valori e le scelte che ne delineano l’identità e che in questo senso si condividono ma non negoziano.

Le famiglie vengono valorizzate anche in quanto famiglie già frequentanti, con la loro esperienza nel servizio, già dall’assemblea pre-ambientamento. A partire dalla proposta di alcuni genitori, alcuni momenti di distacco sono stati inoltre progettati con la loro presenza attiva nell’accogliere i genitori nuovi frequentanti; abbiamo letto questa iniziativa non solo nel valore del gesto concreto, ma anche come elemento di verifica rispetto al protagonismo “vissuto” dai genitori, attivatisi spontaneamente in ottica di “Nido come comunità”.rella-2_1

Ripensare il coinvolgimento delle famiglie al nido porta inevitabilmente e felicemente a ripensare anche la loro presenza nel corso dell’anno educativo, sia nei momenti fra adulti che in momenti condivisi con i bambini, progettando situazioni più attive e “naturali” (ad es. laboratori mattutini condotti dai genitori stessi a partire dai loro interessi).

In alcuni servizi siamo riuscite a superare il coinvolgimento attivo delle famiglie nel realizzare il progetto educativo dell’anno, coinvolgendole invece come attivi protagonisti e interlocutori già nella fase progettuale, giungendo alla co-progettazione dei percorsi dell’anno. Grazie anche ad un percorso formativo con N. Terzi, è stato proposto alle famiglie un primo incontro di sezione di discussione e dialogo, da cui le educatrici hanno tratto idee e tracce per stendere il progetto educativo della sezione, presentato in un secondo incontro e realizzato con il coinvolgimento delle famiglie e con loro verificato a fine anno.

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Gli incontri di confronto educativo fra genitori e educativo sono stati rinnovati, per valorizzare il dialogo fra le culture di cui ciascuno è portatore, genitore, servizio e personale stesso. In un contesto di rispetto reciproco e di autentico riconoscimento della ricchezza che porta l’incontro con l’unicità di ciascuno, i servizi hanno progettato in modo attento gli incontri per favorire la partecipazione e dare valore alla voce di ognuno, sia negli appuntamenti incentrati su tematiche educative che in altri focalizzati più esplicitamente sulle differenti storie e culture familiari.

L’investimento nel dialogo culturale fra nido e scuola dell’infanzia ha permesso di aprirsi a nuove ipotesi progettuali. Fra queste, sottolineiamo l’investimento nell’incontro “di sguardi” con osservazioni reciproche (mediante video e in loco), l’esplorazione di modalità nuove di dialogo rispetto al percorso compiuto dai bambini al nido, la valorizzazione del ruolo dei genitori quali mediatori nell’esperienza del bambino di transizione fra servizi.

Fin dai primi incontri al nido con le famiglie dei bambini più grandi si è parlato di continuità e discontinuità, sia relativamente al percorso che coinvolge i bambini e la loro percezione di crescita e cambiamento che per quanto riguarda il vissuto dei genitori e il loro ruolo di mediatori nella transizione. Le famiglie stesse hanno portato al nido, oltre a aspettative e timori rispetto al proprio bambino, interrogativi relativamente alla discontinuità culturale e organizzativa fra nido e scuola. Interrogandosi su come farsi carico di queste domande, si è scelto di superare gli incontri rivolti ai genitori per “produrre” un oggetto che accompagni per il bambino la transizione nido-scuola, privilegiando invece momenti di condivisione di pensieri e emozioni che mettessero più al centro i genitori stessi. Gli incontri si sono svolti con metodologie che favorissero la partecipazione attiva a partire da input diversi: proposta da parte delle educatrici di immagini dei bambini e della loro crescita durante il percorso al nido, condivisione dei propri ricordi d’infanzia sull’ingresso a scuola, attivazione con immagini sul tema del cambiamento, … Esperienze particolarmente significative sono quelle in cui, a partire da un percorso di dialogo sui reciproci progetti educativi, si è arrivati a progettare incontri co-condotti da educatrici, insegnanti e coordinatori pedagogici del nido e della scuola dell’infanzia sul tema dell’intreccio di continuità e discontinuità che famiglie e bambini vivono nella transizione fra i due servizi. Gli incontri hanno permesso di dialogare le aspettative, i timori e le riflessioni delle famiglie integrando la discontinuità in ottica evolutiva e trasmettendo il valore positivo di servizi che, nella loro specificità, si aprono a un confronto e insieme accompagnano bambini e famiglie nella crescita. Questi appuntamenti, vissuti con estrema positività da parte delle famiglie, hanno visto i servizi impegnati in una progettazione molto attenta alla complessità e alle potenziali criticità di tale contesto. Si tratta infatti di incontri attuabili all’interno di un contesto di confronto fra i due servizi non solo strumentale all’incontro stesso, quanto un percorso che nel tempo impegni il personale coinvolto a dialogare l’idea di bambino e le pratiche educative, per condividere con i genitori una dis/continuità integrabile come specificità e crescita, non come frattura.

rella-11_2La verifica dell’intero progetto avviene necessariamente a più livelli: con le famiglie, nella quotidianità, negli incontri e attraverso la raccolta di scritti e questionari; all’interno di ciascun gruppo di lavoro; nel confronto formativo fra i servizi gestiti dalla cooperativa; a livello di coordinamento pedagogico.

Dalle nostre valutazioni, questo modo di lavorare favorisce la condivisione di responsabilità nido- famiglia, in un’epoca storica e in un contesto sociale che invece spesso propone soluzioni “pre-confezionate” e invita la famiglia alla “delega educativa” o a considerarsi “clienti” nei confronti di un fornitore di servizi.

La riflessività educativa che rende possibile questo percorso è intesa come un profondo mettersi in gioco in cui le educatrici si trovano a esplorare i propri impliciti, diventarne più consapevoli, dialogarli in un gruppo di lavoro che cresce nel confronto interno e con il progetto pedagogico. Emerge ad es. il proprio sentire implicito su cosa sia una famiglia, su quanto “è normale” nella cura di un bambino, ma anche a mettersi in discussione sul proprio ruolo con i bambini e le famiglie. Un tema che muove emozioni e pensieri è la necessità di “decentrarsi” per riconoscere gli altri protagonisti della relazione: richiede confrontarsi con il proprio desiderio di essere “capaci” nel fare, con il proprio bisogno di controllo, con la fatica di tollerare l’attesa e l’incertezza, con la sfida di non avere già “la soluzione pronta” ma l’avventura di costruirla insieme. L’osservazione e relazione sono gli strumenti professionali che permettono di uscire dagli “schemi precostituiti” nella relazione con le famiglie e con i bambini, riconoscendo così realmente il loro protagonismo, le loro competenze e il percorso di costruzione identitaria che ciascuno compie nell’incontro fra le culture, i valori e le esperienze dei propri contesti di vita. Il Coordinamento Pedagogico opera dunque nell’ottica di sostenere i gruppi di lavoro nell’appropriarsi di questi strumenti e nel passare dal curare e valorizzare la “capacità di rispondere” alla “capacità di dialogare”, dal “saper proporre” al “saper valorizzare le proposte altrui” in un contesto di consapevolezza e coerenza con i propri riferimenti.

I gruppi di lavoro sono quindi coinvolti in un processo di cambiamento di pensieri e prassi che si intreccia necessariamente a un cambiamento nel sentire, in cui famiglia e servizi si influenzano e si arricchiscono reciprocamente rispetto alla propria idea di bambino e alla cultura dell’infanzia. Si tratta non solo di “diffondere cultura dell’infanzia” ma di una co-costruzione di un processo, in cui “uno più uno” non dà vita a due ma nemmeno a tre … creando invece un nuovo “Uno”!

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