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Vicinanze e trasformazioni

I percorsi di “ progettazione partecipata” per l’innovazione pedagogica e curricolare

a cura di Cinzia Guandalini, Coordinatrice Pedagogica, Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie, Comune di Ferrara.

 

In principio

I percorsi partecipati “ Ricostruiamo l’Aquilone, la sicurezza come bene comune” e “ Il giardino in movimento “, sono nati dalla volontà di realizzare percorsi di co-progettazione delle aree verdi nelle scuole d’infanzia comunali L’Aquilone e Casa del Bambino, di Ferrara, coinvolgendo il personale scolastico, le bambine e i bambini, le loro famiglie e le comunità locali,in seguito ad un periodo particolarmente drammatico e complesso per noi, a Ferrara, conseguente al terremoto del maggio 2012, caratterizzato da scompiglio, crisi profonda, affanno e preoccupazione.

Più volte, da questa tragedia imprevedibile, ci siamo interrogati su cosa significa educare nei momenti di crisi, di difficoltà di ogni genere, ovvero come sopravvivere, professionalmente parlando, in situazioni inconsuete, complesse. In particolare ci siamo soffermati spesso proprio sul significato del ruolo incarnato da ognuno dei protagonisti di queste vicende, come simbolo del coraggio e della forza creativa dell’educare .

Le trame che vi racconterò sono intessute d’invenzione pedagogica, sperimentazione educativa, messa in gioco quotidiana; tutti elementi che ci hanno guidato, durante questi anni faticosi e complicati, nel ricercare continuamente echi e visioni di speranza, da condividere e diffondere.

 

Prospettive e confini

L’Aquilone (1) è stata l’unica scuola d’infanzia del Comune di Ferrara dichiarata inagibile nel maggio 2012; tanto che fu trasferita in un container per due anni e ricostruita in seguito, secondo i criteri tecnici dell’antisismica, da marzo a ottobre 2014, nello stesso ambito urbano, il quartiere di via Bologna, in cui si trovava la vecchia struttura, collocata a sud del Centro Storico di Ferrara (2). L’area di via Bologna è abitata da nuclei familiari di diverse nazionalità e tale composizione si riflette in quella della scuola L’Aquilone. Inoltre, alcune famiglie dei bambini frequentanti il plesso, sono in carico ai servizi socio-sanitari territoriali. Ed è proprio in questo contesto socio-urbano che nasce il progetto “Ricostruiamo l’Aquilone, la sicurezza come bene comune”, a cura di Urban Center del Comune di Ferrara, in collaborazione con il Coordinamento Pedagogico, realizzato grazie ai contributi regionali previsti dalla Legge 3/2010, per lo sviluppo di percorsi partecipativi, finalizzati ad includere i cittadini nelle decisioni pubbliche e diventato espressione di buone pratiche, in merito alla cittadinanza attiva e alla sicurezza .

 

 

 

Ancor prima che partissero i lavori di ricostruzione della nuova scuola, nel dicembre 2013, Urban Center e Istituzione Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie del Comune di Ferrara, decisero di attivare un percorso di co-progettazione, finalizzato alla realizzazione dell’area verde della nuova scuola, coinvolgendo le bambine e i bambini, le loro famiglie, tutto il personale docente e non docente del plesso, residenti del quartiere di via Bologna interessati al percorso ( quali Associazioni e reti informali di abitanti della zona ) , coadiuvati da esperti del Settore Ufficio Verde , architetti dell’Ufficio Opere Pubbliche , mediatori culturali dell’ Ufficio Stranieri , facilitatori della comunicazione ( Società di consulenza Punto 3) e pedagogisti dell’ Istituzione Servizi Educativi.

 

Nei Laboratori Partecipati per la progettazione dell’area esterna, destinati alle famiglie, realizzati di pomeriggio, con servizio di baby-sitting esteso anche a fratelli e sorelle dei bambini iscritti all’Aquilone, sono stati coinvolti cinquantadue genitori su 100 famiglie utenti. La discussione, in merito alla progettazione e realizzazione pratica dello spazio esterno, è stata condotta da esperti di differenti ambiti disciplinari, utilizzando la metodologia di confronto basata sull’utilizzo di carte-immagini (accompagnate da regole del gioco) che ha favorito la visualizzazione delle opere e il carico di manutenzione/cura ad esse associato.

 

Il progetto “Il giardino in movimento“, realizzato alla Casa del Bambino (3), la più antica (la sua apertura risale al 1947), nonché la più frequentata (150 bambini) e l’unica scuola d’infanzia comunale che si trova all’interno delle mura cittadine di Ferrara , si è sviluppato in seguito agli eventi sismici e ai successivi interventi di ripristino dell’agibilità dell’edificio. Tali interventi post- terremoto, infatti, comportarono l’utilizzo di macchine pesanti all’interno dell’area verde, e la conseguente necessità di risistemare il terreno e ripristinare il manto erboso, in un giardino che già in precedenza presentava problemi da risolvere e arredi da sostituire. Il progetto di risistemazione e valorizzazione del giardino nasce grazie all’iniziativa di un gruppo di insegnanti e genitori della scuola che, intrecciando le proprie diverse competenze e con il sostegno del Consiglio di Partecipazione e del Coordinamento Pedagogico, si sono proposti di riqualificare l’area esterna della scuola. Il progetto è stato organizzato in modo che fosse possibile svilupparlo anche attraverso passaggi progressivi, in relazione alle risorse esistenti, anche nel futuro. Il primo step è stato terminato nel 2015, ma il progetto è strutturato in modo da rendere possibili, negli anni successivi, interventi d’integrazione e completamento, sempre all’interno di un disegno complessivo e organico.

Al termine è stato redatto il “Libretto di manutenzione del giardino in movimento”, che ha lo scopo di indicare gli interventi di manutenzione ordinaria da eseguire periodicamente e i soggetti che, a diverso titolo, devono farsene carico, comprese le famiglie che, nel tempo, si avvicenderanno nel servizio.

L’idea di fondo è che il progetto si mantenga vivo e “in movimento” nel tempo, sostenuto dalla partecipazione di diversi protagonisti (bambini, genitori, insegnanti, Coordinamento pedagogico, Ufficio verde del Comune, Cooperazione sociale e Associazioni presenti sul territorio). Il progetto, finanziato nella sua parte iniziale da fondi comunali e privati, si sviluppa anche grazie a forme di autofinanziamento promosse dai genitori.

Parte rilevante del progetto è il “Piano di manutenzione partecipato”, che ogni anno è programmato in forma condivisa, da tutte le sezioni della scuola e poi attuato attraverso giornate dedicate alla cura del giardino, alle quali partecipano anche le famiglie.

 

 Entrambi i percorsi partecipati hanno rappresentato un’occasione concreta per la messa in comune dei saperi, dei diversi attori coinvolti, contribuendo alla realizzazione di comunità di ricerca/azione, che hanno assunto la forma di grandi reticoli che, complessivamente, hanno dato forma e sostanza, a processi e risultati coinvolgenti e appaganti, per tutti i protagonisti di queste vicende. Per questo la costruzione delle “ reti di senso “ attorno al tema dell’educazione all’aperto, ha permesso ai membri di queste comunità, di comprendersi, comunicare e condividere questi percorsi progettuali, evidenziando l’idea di come l’educazione all’aperto rappresenti parte integrante del progetto pedagogico e curricolare dei nidi e delle scuole d’infanzia del Comune di Ferrara, tenendo comunque sempre in conto il tema fondamentale del reperimento delle risorse finanziarie, necessarie per realizzare concretamente i progetti.

Progettare lo spazio esterno per l’educazione all’aperto, rientra tra i percorsi formativi privilegiati di questi ultimi anni. Oggi, nei Servizi 0/6 dell’Istituzione dei Servizi Educativi Scolastici e per le Famiglie, pensare all’educazione come “ spazio aperto” significa, non solo intendere questo termine come spazio fisico ma anche come spazio metaforico, di pensiero e azione, fondamentale per dare respiro all’educazione e riconoscere il bisogno del corpo del bambino, unito al bisogno della mente, privilegiando la visione olistica del bambino/persona.

Una conferma che il curricolo 0/6 anni, debba intendersi quale struttura aperta che prevede certamente l’opportunità di progettare e predefinire percorsi, vincoli, prassi operative, esiti attesi, mantenendo parallelamente lo spazio di libertà, di apertura all’avventura e al rischio, al non previsto, fondamentale per facilitare un percorso di crescita consapevole e responsabile, per le bambine e i bambini .

Non solo. Avevamo osservato che, subito dopo l’esperienza del terremoto, nei giardini, i giochi corporei preferiti dai bambini, erano quelli che andavano a riprodurre, in forma narrativa e figurata, le esperienze drammatiche appena esperite, attivando vere e proprie “ messe in scena “ delle loro paure e delle loro angosce, abbassando , in questo modo, i livelli di stress e disagio evidente. Inoltre, esplorare e sperimentare il rapporto con la terra, in tutti i modi possibili, coadiuvati dalle insegnanti e da formatori esterni, aveva contribuito ad aumentare l’abilità e la padronanza di bambine e bambini, liberando energia e creatività, per affrontare, con coraggio, i piccoli e grandi pericoli del quotidiano, aiutandoli a recuperare serenità e fiducia in se stessi.

Per questi motivi, i processi d’ideazione e di risistemazione dei due giardini, sono stati caratterizzati dall’attenzione costante alla costruzione di un ambiente ludico multiforme, nel quale le bambine e i bambini si sentissero motivati e interessati alle diverse possibilità di gioco che offre l’attività all’aperto, sostenendoli nei loro apprendimenti per scoperta, con l’organizzazione di spazi esterni flessibili e articolati, valorizzando l’uso del corpo come motore insostituibile dell’educazione della mente .

 

Incroci e connessioni

Generare idee per ripensare una scuola per educare e non solo per istruire, che sostenga, in modo autentico, la partecipazione dei bambini alla costruzione del progetto educativo, prevedendo, al contempo, il coinvolgimento attivo degli adulti, considerati partner e alleati privilegiati, non è semplice, né scontato. Per noi, operatori dell’Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie, ha significato mettere ulteriormente in atto teorie e prassi acquisite in un triennio di formazione dedicato al tema della partecipazione (4), culminate a Ferrara, nel Seminario Regionale del 2009 “ Esercizi di Democrazia nei Servizi per l’Infanzia “ (5), per coinvolgere le famiglie, invitandole a far parte delle comunità di progetto, sia del singolo servizio che dell’Istituzione , creando interesse e senso di appartenenza, sia rispetto ai processi che ai risultati, conseguiti in merito.

In entrambi i progetti partecipati, il rigore professionale nel mettere in campo le molteplici proposte e attività, non ha tolto l’entusiasmo di immaginare e fantasticare, in merito agli esiti attesi. Per questo si è cominciato discutendo, di un giardino ideale, desiderato, sognato, per poi stabilire, nel dettaglio, quali spazi, attrezzature e arredi potessero essere funzionali a creare un ambiente di gioco e vita all’aria aperta, in linea con quanto era emerso nei laboratori con i bambini e gli adulti. Come quando abbiamo cercato di analizzare il mondo dell’infanzia, con attenzione e passione, ascoltando riflessioni e parole, catturate magistralmente nella poesiaNel giardino più bello che c’è “; testo scritto a più mani dalle bambine e dai bambini della scuola l’Aquilone, insieme alle loro insegnanti.

 

 

 

La metodologia che ha ispirato quest’esperienza, tutta ludica e artigianale, si rifà al concetto di co-costruzione, nella convinzione profonda dell’esigenza di vedere il bambino/ persona come produttore di cultura e non solo puro fruitore e consumatore.

Tutto ciò è avvenuto con un’attenzione costante a non ingabbiare sogni, idee, suggestioni in forme linguistiche stereotipate e fasulle, traditrici nei confronti del pensiero autentico dei bambini che emerge, con forza propulsiva, dalla lettura del testo. Inoltre l’energia profusa in questa esperienza di elaborazione creativa ha permesso ai bambini di essere più sereni, più appagati anche dal clima di ascolto ed empatia che si creava durante la sessione del laboratorio, grazie alla possibilità di esprimere la propria soggettività, fatta di sentimenti, passioni, ricordi, prospettive.

La progettazione partecipata con i bambini, finalizzata alla creazione di nuovi scenari pedagogici in un’ottica di dialogo è da sempre obiettivo irrinunciabile delle Scuola d’infanzia comunali, dove sperimentiamo itinerari didattici e educativi sempre diversi e innovativi; dove si persegue intenzionalità e consapevolezza dell’agire educativo, nell’intento di rispettare i diritti delle bambine e dei bambini, in un’ottica autenticamente intersoggettiva , in linea con una scuola d’infanzia in rapporto continuo con saperi che stimolano e favoriscono un atteggiamento curioso, critico e riflessivo da parte di adulti e bambini insieme.

In entrambe le esperienze, il dialogo costante, a più livelli, esperito durante i laboratori, è diventato strategia per favorire un modello di scuola inclusiva nel senso più ampio, dove l’idea di cittadinanza è diventata perno di un sistema di reti e relazioni, nella convinzione che l’educazione è essenzialmente educazione civica, alla convivenza, condivisione, dialogo e confronto civile. Del resto sono numerosi i progetti maturati in questi anni all’interno dei Servizi 0/6 che hanno contribuito a rafforzare la condivisione, con le famiglie, dei valori relativi alla pace, felicità e solidarietà e che l’Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie vuole trasmettere e perseguire , in merito al tema delle diversità e differenze.

La promozione dell’idea di cittadinanza, attraverso il lavoro condiviso, in un’ottica di integrazione coerente e responsabile , tenuto conto che entrambe le realtà scolastiche hanno un’alta percentuale ( 35/40 % ) di presenze di minori e famiglie appartenenti a differenti contesti socio-culturali di origine africana, dell’Europa dell’Est e asiatica , ha significato dialogare, per dare ragione delle proprie scelte e soprattutto ascoltare le ragioni altrui.

Valorizzare il potere generativo del dialogo ha significato dare voce a tutti, imparando anche a sostare nel conflitto, integrando i differenti sguardi e punti di vista, dei diversi attori del processo, in merito alle scelte di come attrezzare il giardino e non solo. Sperimentare queste situazioni, ha dato modo, a ognuno, di riflettere in merito alla costruzione di modelli relazionali cooperativi e non competitivi, da realizzarsi attraverso la creazione di spazi verdi, costruiti per favorire comportamenti responsabili, costruttivi e pacifici. Del resto proprio nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola d’infanzia del 2012, si legge che: “ Vivere le prime esperienze di cittadinanza significa scoprire l’altro da sé e attribuire progressiva importanza agli altri e ai loro bisogni, rendersi sempre meglio conto della necessità di stabilire regole condivise ; implica il primo esercizio del dialogo che è fondato sulla reciprocità dell’ascolto , l’attenzione al punto di vista dell’altro e alle diversità di genere , il primo riconoscimento di diritti e doveri uguali per tutti ; significa porre le fondamenta di un comportamento eticamente orientato , rispettoso degli altri , dell’ambiente e della natura” .

Per questo, durante i laboratori di progettazione partecipata, abbiamo ricercato continuamente esperienze volte a stimolare la capacità analitica, così come quella creativa e inventiva di ognuno, per muovere pensieri, parole e immagini, in un’ottica di co-costruzione autentica, per approdare ad un pensiero multiplo che tenesse insieme idee differenti e molteplici di adulti e bambini.

Ci siamo avvicinati alle bambine e ai bambini, accompagnandoli in territori fantastici e creativi, a volte anche impegnativi ma per lo più affascinanti e inconsueti, per dare voce a uno dei loro diritti fondamentali: il diritto alle parole, dispositivi imprescindibili per affrontare, in modo costruttivo, il dialogo. Parole per capire se stessi, i propri sentimenti e le proprie reazioni, anche nei momenti difficili e incomprensibili, com’è stato il post –terremoto, quando abbiamo dovuto lasciare le scuole; parole per conoscere, interpretare, tradurre il proprio mondo e quello degli altri.
Diritto a dare e avere significati; veicolati anche dagli adulti, facilitatori nei confronti di codici interpretativi sempre più complessi e che hanno fornito, di volta in volta, strumenti e approcci atti a interpretare, sfidare le proprie paure, connotare e descrivere la realtà in continuo movimento. Parole per includere, tenere insieme, per “dare di più a chi ha di meno “, nell’intento di realizzare una scuola aperta alla valorizzazione d’individualità e talenti.

Le due esperienze, partono entrambe dal bisogno urgente di affrontare le nuove emergenze educative per consentire alle bambine e ai bambini di crescere sicuri e sereni, perché competenti, curiosi, consapevoli, preparati e attrezzati anche ad affrontare il trauma benefico del limite.

Entrambi i percorsi progettuali, hanno avuto ben presente l’obiettivo di riflettere sulla sicurezza dei luoghi dell’educazione all’aperto. Nel raggiungere questa finalità pratica, i progetti, hanno avuto la capacità di introdurre temi di riflessione come quelli riguardanti la capacità di relazionarsi adeguatamente con lo spazio esterno, conoscerlo, agire attivamente in esso, modificarlo , quando necessario e curarlo. Ci siamo interrogati sul ruolo degli adulti e sulle loro funzioni strategiche per predisporre ambienti favorevoli ad attivare comportamenti autonomi, competenti e consapevoli da parte dei bambini, dando loro la possibilità di esercitare la libertà, per esplorare, scoprire, ascoltare e osservare fenomeni, rafforzando il concetto di appartenenza al mondo della Natura. Tutta la fase di realizzazione concreta dei giardini è stata costantemente monitorata dai bambini stessi, attraverso visite e attività pratiche, come in occasione dei laboratori di costruzione delle strutture verdi (ad esempio durante la creazione delle cupole di salici e la sistemazione delle fioriere) per consentire loro l’esplorazione, la co-costruzione dello spazio esterno, ridando valore al gioco attivo all’aperto come antidoto all’inattività e alla sedentarietà, liberando energia e creatività, anche per affrontare i piccoli e grandi pericoli del quotidiano.

 

Convergenze e alleanze

Progettare e realizzare Il giardino più bello che c’è e Il giardino in movimento è stato possibile dunque grazie a incontri, confronti, riunioni, laboratori, nell’impegno lodevole di rendere, alla città di Ferrara, luoghi speciali dove i bambini potessero fare esperienze sensoriali coinvolgenti, inedite rispetto a quelle esperite nei parchi-gioco classici. Operativamente è stata fondamentale la costruzione di Spazi Istituzionali fra Servizi differenti, per la declinazione operativa del progetto: com’è avvenuto con l’istituzione del Tavolo di Negoziazione, per quanto riguarda, nello specifico, il progetto concernente la scuola L’Aquilone e del Gruppo G.I.M per la Casa del Bambino. Il Tavolo ha assicurato, al percorso partecipato, il raggiungimento dei principali risultati attesi. Durante i diversi incontri si è avuta la possibilità di discutere e negoziare soluzioni, per rendere effettiva la realizzazione dell’opera complessiva. Questa modalità ha permesso la formulazione collettiva di un Documento di Proposta Partecipata che è stato in grado di offrire soluzioni fattibili e reali per la Giunta Comunale. Inoltre si è andati a definire la cifra necessaria per la realizzazione dell’intera opera, valutando gli introiti da Sponsor e privati e avviare le procedure per iniziare i lavori.

I progetti dei giardini non sono dunque il frutto solamente del lavoro di architetti ed esperti del verde pubblico, ne’dei tecnici del settore educativo, ne’ dei soli cittadini e genitori; ma di un lavoro condiviso , frutto della negoziazione e adattamento reciproco , nato dalla stupefacente messa in comune di saperi, cognizioni, intuizioni di un gruppo composito e diversificato. La modestia, unita alla generosità professionale, di ognuno dei membri delle comunità di progetto, nel mettere a disposizione le proprie competenze, ha consentito di “contaminarsi “ in termini professionali, in modo proficuo ed efficace, creando un clima di fiducia e stima reciproca, funzionale a tessere una trama, condivisa da tutti. L’idea vincente, che ognuno dei partecipanti al processo ha potuto esperire, è che il percorso di progettazione partecipata, è stato co-costruito in relazione ad una visione di scuola dell’infanzia, quale comunità educante, attraverso l’impegno sociale e civile, a più livelli.

I Principali cambiamenti avvenuti, a livello di città e di realtà urbana coinvolta, riguardano in particolare la valorizzazione e rivalutazione dei quartieri; il consolidamento e la creazione di reti e di relazioni tra i servizi dell’Amministrazione Comunale (Scuole, Urban Center, Ufficio Verde, Ufficio Stranieri, Opere pubbliche) e tra questi e diversi soggetti (Associazioni di volontariato, reti informali di abitanti, imprese del territorio, sponsor) .

Immagine Schema percorso partecipato

 

Approdi e rilanci

Dopo l’approvazione di entrambi i progetti nel piano delle opere pubbliche, dopo il reperimento di fondi privati grazie alle donazioni post-terremoto e alla visibilità ottenuta con i percorsi partecipati e grazie soprattutto ai legami umani e sociali avviatisi e consolidatesi in questi anni, sono iniziati i percorsi di realizzazione concreta, proseguiti sui binari della partecipazione e condivisione con famiglie e territorio. Finalmente Il giardino più bello che c’è, da poesia corale delle bambine e dei bambini dell’Aquilone, è diventato realtà nel 2015, mentre è stata più veloce la realizzazione del Giardino in movimento, terminato nel 2014.

E’ innegabile che la complessità esperita, durante le diverse fasi di realizzazione dei percorsi partecipati, non sia stata sempre un’esperienza piacevole e rilassante: “…..non è facile far capire agli altri le proprie rappresentazioni del mondo; occorre mettersi in gioco, condividere esperienze, superare pregiudizi. Capire a fondo gli altri implica la disponibilità a mettersi in gioco in prima persona, stabilendo una relazione, investendo tempo, ammettendo anche di aver sbagliato. In noi invece permane spesso la paura del giudizio , il timore di essere criticati ,non capiti nelle intenzioni e azioni pedagogiche. “ ( 6)

Tuttavia, la restituzione condivisa più volte, durante le conversazioni nei laboratori degli adulti, è che ognuno ha percepito il cambiamento avvenuto, dentro e fuori di sé, quale motore per proposte innovative, finalizzate alla crescita della comunità scolastica e socio-culturale di riferimento, rinforzando l’idea che : “Di fatto quando non ci si conosce spesso si rischia di fraintendersi: la conoscenza, la messa in comune, la condivisione spesso rende tutti più consapevoli dei valori che ognuno mette in campo nella propria azione educativa, sia che svolga il ruolo di genitore o di insegnante“.( 6)

Un valore aggiunto in più, rispetto alla progettazione dei giardini delle scuole, dunque, con la speranza, per tutti, di poter incrociare, “ ancora una volta “, gli sguardi di nuovi e vecchi compagni di viaggio, per costruire mondi di senso e significato sull’infanzia, sempre più coerenti e sostenibili con un’idea di bambino gioioso, sano, curioso e responsabile .

 

 

(1) La scuola d’infanzia l’Aquilone ospita 104 bambine e bambini suddivisi in quattro sezioni, organizzate per gruppi di età eterogenee, dai tre ai sei anni. In ogni sezione operano due insegnanti e un’ausiliaria, dipendenti del Comune di Ferrara. Laddove vi sono bambini con bisogni speciali, sono presenti educatori per l’integrazione scolastica, dipendenti da cooperativa. Anche la cucina che quotidianamente prepara i pasti per adulti e bambini, è gestita dal personale di cooperativa che ha in appalto il servizio di refezione scolastica. All’interno dello stabile si trova l’Ufficio di Coordinamento Pedagogico n.1 dell’Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie, con lo staff di Coordinamento (Segretaria e Coordinatrice Pedagogica).

(2) Ferrara è una cittadina emiliana con una popolazione di circa 133.155 abitanti, con un numero dei cittadini stranieri residenti pari al 9,59% della popolazione.

(3) La scuola dell’infanzia Casa del Bambino ospita 150 bambine e bambini dai tre ai sei anni, suddivisi in sei sezioni. In ogni sezione operano due insegnanti e un’ausiliaria, dipendenti del Comune di Ferrara. In alcune sezioni è presente un’educatrice per l’integrazione, dipendente da cooperativa, in relazione alla presenza di bambini con bisogni speciali. E’ presente all’interno della scuola una cucina interna che funziona con personale dipendente da cooperativa. Nello stesso edificio si trova l’Ufficio di Coordinamento n°3 dell’Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie del Comune di Ferrara, con lo staff di Coordinamento (Segretaria e Coordinatrice Pedagogica).

(4) Famiglie e servizi 0/6 . Stili, strumenti e forme di comunicazione e partecipazione, Quaderni di Documentazione n.3/9/10, a cura del Centro di Documentazione Raccontinfanzia, Collana faredocumentare, Comune di Ferrara, 2009.

(5) Esercizi di democrazia nei Servizi per l’infanzia . Il coordinatore pedagogico nei processi di cambiamento. Quaderno n. 27/ 2011, Regione Emilia Romagna, Assessorato alla promozione delle politiche sociali e di integrazione per l’immigrazione, Volontariato, associazionismo e terzo settore. Servizio politiche familiari, infanzia e adolescenza.

(6) Cinzia Guandalini, “ Sguardi incrociati: laboratori per bambini e genitori per un progetto di educazione alla pace e alla felicità”, in Infanzia, settembre-ottobre 2005, Alberto Perdisa Editore, Ozzano dell’Emilia-Bologna pp.29-33

 

SITOGRAFIA

https://ricostruiamolaquilone.wordpress.com

https://ricostruiamolaquilone.wordpress.com/materiali/

http://www.cronacacomune.it/notizie/23475/alla-casa-del-bambino-inaugurazione-del-progetto-il-giardino-inmovimento

http://www.listonemag.it/2014/02/19/alla-casa-del-bambino-laula-e-verde-e-a-cielo-aperto/

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